La Nuova Sardegna

Olbia

Gli ultimi negozianti di via Barcellona

di Serena Lullia
Gli ultimi negozianti di via Barcellona

La chiusura della strada per Tempio nel 2013 ha penalizzato la zona. Le attività sono allo stremo e gli abitanti vanno via

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OLBIA. I cartelli affittasi su vetrine e portoni sono il segno della resa. I commercianti fuggono da via Barcellona. I residenti abbandonano il quartiere dimenticato dalle istituzioni. Tagliato fuori dal traffico verso Tempio dopo il crollo sulla strada per Monte Pinu due anni fa. Ma c'è anche chi resta e lotta. I negozianti della zona denunciano la situazione. Non puntano il dito contro nessuno, ma chiedono più attenzione per il presente e il futuro.

Rosalba Parriciatu è la proprietaria della cartoleria “City Poste”. Il suo negozio finì sotto l'acqua il 18 novembre 2013. 29mila euro di danni. Si è rimessa in piedi con le sue forze. Non ha mai ricevuto un euro dal Comune, né la visita di un amministratore. Come lei anche Sandro Giordano, fotografo. Il suo “Photopoint” ha avuto 25mila euro di danni. «Questo è un quartiere dimenticato – spiega Parriciatu, portavoce dei commercianti di via Barcellona –. I problemi sono tanti. A partire dalla strada per Tempio, chiusa ormai da due anni. Il crollo a Monte Pinu ci ha fortemente penalizzati. Gli incassi si sono ridotti mediamente del 30 per cento. Prima questa via era trafficatissima. Chi doveva andare a Tempio si fermava per un caffè, per una fotocopia. Questa via è sempre stata bene servita, con tante e diverse attività. La cosa peggiore è che dopo due anni non ci sono soluzioni all'orizzonte».

Sandro Giordano ha scelto di aprire la sua attività 15 anni fa, trasferendosi da Roma. «C’era un bel movimento, era un quartiere vivo, dinamico – racconta –. Negli ultimi anni abbiamo assistito a una caduta verticale. Qui viviamo piccoli e grandi problemi. Dalla strada per Tempio chiusa, alle buche, alla mancanza di parcheggi e di illuminazione. La sera chiudiamo alle 19,30. Sembra che qui siamo cittadini e commercianti di serie B se non addirittura C o D. Noi siamo i primi a rimboccarci le maniche, a prenderci cura delle nostre attività, a offrire un buon servizio. Ma abbiamo anche dei diritti. Contribuiamo all’economia della città, paghiamo le tasse. Meritiamo attenzione». Molti negozi hanno spento le insegne. Altre cominciano a licenziare il personale. «Noi resistiamo, ma se a una attività levi il 30 per cento delle entrate non potrà andare avanti ancora a lungo», dice Sandro Mattola, barista. Il suo bar lavorava molto con i clienti di passaggio diretti a Tempio. Chiusa la strada per Monte Pinu anche i suoi incassi hanno subito una caduta vertiginosa. «E poi, dopo l’alluvione del 2013, molte persone hanno scelto di trasferirsi altrove – aggiunge –. Ma questa non è una via a rischio. È bene che si sappia. Basta con questa politica del terrore. Certo, nel 2013, l'acqua è arrivata anche qui. Ma a ottobre non ci sono stati problemi. La dimostrazione che basta tenere pulito il canale». Luigi Varchetta ha aperto la sua “Bottega del vino” due anni fa. «Ho scelto di venire qui perché era una bella zona, ben servita, con tante attività e un bel movimento – afferma –. Un piccolo centro commerciale naturale. Col passare del tempo ho visto la situazione precipitare».

Ma ai commercianti non interessa la polemica strumentale. «Non ci importa di chi sono le colpe del passato – conclude Parriciatu –. Che mettano in campo delle azioni per il presente e per il futuro e facciano rivivere questa zona di Olbia».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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