L’Agenzia dogane: «Sarà una Zes»
La lunga marcia di Olbia verso la “Zona franca a economia speciale”
OLBIA. Niente zona franca doganale, ma zona economica speciale. L’Agenzia delle dogane chiarisce il senso dell’incontro svolto a Cagliari venerdì scorso, organizzato dalla presidenza della Regione con il comune di Olbia, il Cipnes e la stessa Agenzia delle dogane. Quindi, se passo avanti c’è stato, si tratta nella direzione di una Zes, appunto la zona economica speciale. «Nella riunione del 20 novembre – precisa in modo categorico Francesco Pitzurra, direttore interregionale dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli – non è stato sottoscritto alcun documento riguardante la realizzazione della zona franca doganale di Olbia. In tale incontro è stato definitivamente puntualizzato che, ai fini del piano di sviluppo dell’area industriale di Olbia, non sarà presentata alcuna istanza per la realizzazione della zona franca doganale non interclusa. L’ipotesi attualmente al vaglio è, invece, rappresentata dalla realizzazione di una zona economica speciale che nulla ha a che vedere con la zona franca doganale, interclusa o non».
Di “accordo interistituzionale” nei giorni scorsi ha riferito il comune di Olbia (all’incontro erano presenti il sindaco Gianni Giovannelli e il presidente del Consiglio, Vanni Sanna). «Nell’ambito di questo accordo, il comune di Olbia governerà e sottoscriverà l’accordo con la Regione, il Cipnes Gallura si occuperà di promuovere il “brand” a livello nazionale e internazionale, di assistere e prestare consulenza alle imprese interessate, insediate e insediande, nell’iter burocratico semplificato di internazionalizzazione, di promuovere e proporre insieme al Comune l’accesso ai finanziamenti regionali, nazionali ed europei volti al miglioramento infrastrutturale dell’intera area, cioè il sistema portuale, logistico, viario e dei servizi». Positivi i commenti degli amministratori locali: «Questo istituto, specie se accompagnato, come richiesto, da interventi sulla leva fiscale, permetterà alla città e al territorio di implementare ed accrescere tutte le attività insediate nell’area industriale, oltre a quelle del porto Cocciani, con positive ricadute economiche e occupazionali. Verrà inoltre valorizzato l’ingente patrimonio edilizio pre-esistente, senza ulteriore consumo del suolo, permettendo quindi il riutilizzo degli opifici oggi per lo più sfitti o comunque sotto utilizzati. Inoltre, non occorrerà spendere soldi pubblici per recingere l’area industriale non interclusa. Infine, al suo interno non potranno insediarsi aziende inquinanti con impatto a costo zero anche dal punto di vista ambientale».
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