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Olbia

Psd’az e Unidos: «È una riforma sbagliata»

Psd’az e Unidos: «È una riforma sbagliata»

Sanna e Appeddu bocciano il disegno di legge regionale: non risolve il vuoto lasciato dalle province

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Anche il Psd’az e Unidos di Olbia dicono no al disegno di legge regionale per la riforma degli enti locali: «Tutto fuorché una soluzione al gravissimo problema prodotto dai referendum abrogativi delle province». Secondo i due gruppi identitari, invece che andare verso una soluzione del problema, lo si incancrenisce.

«Si propone un ritorno alla vecchia quadripartizione provinciale in essere prima della legge di riforma che aveva diviso la Sardegna in otto province – dicono Quirico Sanna per il Psd’az e Antonio Appeddu per Unidos – con il disegno di legge, la giunta propone al consiglio regionale di riorganizzare il territorio sardo sulla base delle vecchie quattro circoscrizioni provinciali. Questo percorso legislativo è già stato considerato illegittimo dagli esperti di diritto costituzionale che a più riprese hanno evidenziato come l'abrogazione di una norma non determini la rinascita della precedente e come non sia di competenza del consiglio regionale la definizione delle circoscrizioni amministrative provinciali. In pratica, la Regione non è competente a decidere i confini delle singole province e anche l'applicazione dell'esito referendario non può portare a una rinascita delle preesistenti province. In sintesi, il progetto di legge sarebbe illegittimo, per chiaro e grave contrasto con la Costituzione e con lo statuto sardo».

Nel dettaglio, Psd’az e Unidos sottolineano come il disegnmo di legge non risolve «il problema umano e tecnico relativo ai dipendenti provinciali sardi che, ancora oggi, non hanno idea di cosa succederà alle loro persone, alle loro professionalità, alle loro prospettive di carriera lavorativa». «Oggi – aggiungono Sanna e Appeddu – dopo anni di roboanti dichiarazioni e di fughe in avanti da parte dei faciloni che credono si possano sopprimere gli enti come fossero pagine dei social network, ci troviamo di fronte a un pasticcio istituzionale di difficile soluzione, che sarà citato nei futuri testi di diritto costituzionale per dimostrare agli studenti come il mancato rispetto delle norme fondamentali di uno Stato possa portare alla nascita di problemi legislativi di eccezionale portata». «Inoltre – aggiungono i rappresentanti del Psd’az e di Unidos – questo disegno di legge, secondo il costume della presente stagione politica, in cui abbondano maghi, bacchette magiche e pifferai, sembra far finta di ignorare che, nel resto d'Italia, le province continueranno a esistere e operare. D'altra parte, solo chi ha una molto superficiale conoscenza delle articolazioni di competenza fra singoli enti può pensare di rinunciare alla presenza dell'istituzione provinciale senza creare gravi danni alle comunità locali. Detto in parole povere, l'assenza delle province significa assenza di servizi nei territori e, quindi, di opportunità di sviluppo dell'economia e della società. Per tacere di chi pensa di sostituire questi enti con surrogati istituzionali tipo le unioni dei comuni. Non sanno o fingono di non sapere che non è la stessa cosa: non si può mettere sullo stesso piano un'opera d'arte con la sua fotografia».

Infine, l’affondo di Quirico Sanna e Antonio Appeddu: «Nel frattempo, si accelerano i processi per togliere a Olbia l'Asl e l'Autorità marittima, dopo aver perso provincia, tribunale ed aver subito la miniaturizzazione degli uffici finanziari e previdenziali pubblici. Il tutto nel silenzio assordante di una dirigenza politica regionale e locale che si accorge della fuga dei buoi dalla stalla solo quando questi sono irraggiungibili. Insomma, anziché costruire un telaio istituzionale funzionale per tutte le realtà dell'isola, si dà il via ad un progetto di potenziamento ulteriore del polo cagliaritano e di miniaturizzazione istituzionale del resto della Sardegna. Non è certo la cura giusta per una regione che si sta spopolando nelle aree interne e che non riesce a trovare la via di una ripresa socio economica adeguata». (red.ol.)

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