La Nuova Sardegna

Olbia

Sughero, servono nuove strategie

Sughero, servono nuove strategie

Calangianus, gli operatori sollecitano la Regione e parlano dei forti concorrenti

3 MINUTI DI LETTURA





CALANGIANUS. E’ormai un’amara realtà. Da due anni la metà del sughero sardo raggiunge i sugherifici di Portogallo e Spagna. Il sughero delle foreste sarde è trasferito con 300-400 semirimorchi, 90 quintali merce ciascuno, dove dominano le multinazionali più forti dell’economia sugheriera. Alla fine del 1800 e ai primi del 1900 venivano spagnoli e francesi nell’isola a prendersi il sughero, dal 1970 al 2000 erano gli imprenditori galluresi a importarlo dal Portogallo e dalla Spagna per essere lavorato a Calangianus e Tempio perché il sughero sardo non era sufficiente al fabbisogno delle aziende. Ora la materia prima, comprata e portata via dall’isola, nota chi è nel settore , è pari alla metà del sughero sardo estratto. La comprano gli operatori iberici perché costa meno del sughero portoghese. Giochi del mercato perché in Portogallo la multinazionale si muove con spregiudicatezza e detta il passo a tutta la concorrenza.

A Calangianus si prende atto del nuovo corso. Con amarezza. Chiuse le piccole aziende e le botteghe artigianali, in perdita la produzione tappi, alcuni operatori, con deposito in zona industriale, da anni inviavano sughero all’estero; qualche altro ora, improvvisandosi “ fatturante”, va alla ricerca di sughero estratto e invenduto, setaccia le campagne e i depositi accompagnato da portoghesi e spagnoli e così il sughero sardo raggiunge i porti di Portotorres e Cagliari per essere spedito, su mercantili, in Catalogna, Barcellona o a Valencia per raggiunge il Portogallo. Gli artigiani locali non possono più competere nell’acquisto del sughero anche perché i turaccioli esigono una costosa lavorazione mentre il prezzo del tappo è bloccato.

Nei paesi iberici si esporta anche il sughero più scadente perché va forte ormai il tappo di microgranulato che necessita di polvere da sughero. «C’è una grande rivoluzione, cui occorre prendere atto, nell’andamento dell’economia sugheriera - dice un artigiano - il primo segnale preoccupante si registrò verso il il 1999-2000 con l’acquisto in loco di sughero sardo, da parte portoghese,a un prezzo molto alto per destabilizzare il mercato. Poi seguì qualche normale tentativo di acquisto, ora invece è tutto fatto in modo scientifico». «E’ finita la bella stagione del sughero gallurese - dice un giovane imprenditore - non ci sono più gli artigiani che acquistano sughero, le aziende maggiori vogliono solo sughero pregiato, per l’estero si raccatta tutto e i proprietari vogliono realizzare. Del resto si compete con multinazionali che hanno un fatturato che raddoppia quello delle nostre tre migliori aziende. E’una lotta impari tanto più che anche le aziende sarde più grandi mancano di strategia comune e non si riesce a far fronte comune davanti ad una spietata concorrenza. E su questo fenomeno di mercato, silenzio assoluto. E la Regione, ieri come oggi, arriva sempre in ritardo sulle vere problematiche da affrontare». (p.z.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative