La Nuova Sardegna

Olbia

Secco no alla caccia al cinghiale al giovedì

Un numeroso gruppo di doppiette galluresi chiede a Regione e comitato venatorio di cambiare idea

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OLBIA. Coro di no alla caccia grossa al giovedì. Arriva da un gruppo robusto di appassionate doppiette galluresi un diniego a quanto deciso dal comitato faunistico della Sardegna. «Questa decisione – sottolineano i sottoscrittori del documento – avvantaggia solo un numero ridotto di calciatori, che sono privi di impegni lavorativi nella giornata di giovedì. Inoltre si favorisce uno sterminio incontrollato della specie. La nostra speranza è che la classe politica non stia con il prosciutto sugli occhi, ma che solidarizzi con i cacciatori e si faccia promotrice di soluzioni ascoltando anche le nostre posizioni».

«Sull’andamento della proliferazione incontrollata dei cinghiali nel territorio sardo non sembrano esserci dati certi – sottolinea ancora il documento – , quindi chiediamo si faccia un censimento ufficiale dei cinghiali. Sarà pure vero che in luoghi come La Maddalena e Stintino o nei parchi nazionali e regionali ci siano troppi cinghiali, ma è sicuramente diverso nelle aree cacciabili delle otto province. Dopo aver sentito numerosi capi caccia e cacciatori risulta che i cinghiali in questa stagione venatoria sono presenti in numero irrisorio».

Una situazione che sembra essere identica anche nella provincia Olbia-Tempio. «Infatti – conferma il documento – nel nostro territorio vengono abbattuti in media 1,2 capi per squadre di caccia, composte generalmente da 20-60 persone. Pertanto chiediamo al consiglio regionale, all’assessore regionale all’ambiente e al comitato faunistico della Sardegna di recedere dalla decisione e ripristinare l’apertura della caccia grossa solo nei giorni festivi».

Il gruppo di cacciatori galluresi ha anche un’altra proposta. «Proponiamo di autorizzare le battute di caccia grossa al cinghiale al giovedì, solo attraverso richiesta al sindaco e alla forestale,in quei comuni dove esiste il vero e pericoloso problema del proliferare incontrollato dei cinghiali e degli ibdridi, che arrecano danni all’ambiente e rischi alla pubblica incolumità. Se non venissero accolte le nostre proposte seguiranno dure proteste, come lo sciopero della caccia».

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