La Nuova Sardegna

Olbia

L’Asl gallurese diventa un esempio nelle cure palliative

di Enrico Gaviano
L’Asl gallurese diventa un esempio nelle cure palliative

Il nucleo Cpdo assiste i malati oncologici terminali a casa Tedde: «Morire a casa vicini ai propri familiari è un diritto»

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OLBIA. Nelle cure palliative domiciliari rivolte ai malati oncologici terminali l’Asl gallurese si scopre all’avanguardia. Un dato emerso dal recente congresso nazionale che ha affrontato questa delicatissima materia. Natale Tedde, da anni impegnato in questo settore, e attualmente primario di oncologia al Giovanni Paolo II, ha parlato di questo durante la giornata della trasparenza, svoltasi nei giorni scorsi al museo archeologico. L’Asl in pratica, ha coniugato nel migliore dei modi due aspetti fondamentali nella sanità: la soddisfazione dei pazienti e dei loro familiari e i costi da affrontare. Nel primo caso, la soddisfazione è stata molto alta, mentre nel secondo caso si è ormai certi del fatto che il costo dell’assistenza domiciliare è molto più basso rispetto a quelli che si affrontano nell’hospice, la struttura che ospita i malati terminali, o peggio nei reparti oncologici.

L’esperienza dell’Asl2. Il modello attualmente utilizzato dall’Asl nasce da uno studio effettuato già nel 1999 e dal 2006 è effettivamente attivo anche grazie a un finanziamento concesso per due anni dalla Regione Sardegna. Nel frattempo l’Italia, nel 2010, si è dotata di una legge (la 38) considerata all’avanguardia nel settore delle cure palliative e alla terapia del dolore. «Una legge talmente avanzata – sottolinea Natale Tedde – che diversi paesi membri dell’unione europea stanno adeguando la loro normativa alla nostra».

Il decesso a casa. Sul delicatissimo tema dei malati terminali e di quale sia il luogo migliore per morire, si è pronunciata anche l’Oms (l’organizzazione mondiale della sanità) che già nel 2004 aveva sottolineato come “Un’assistenza di buona qualità alla fine della vita deve essere riconosciuta come un fondamentale diritto dell’uomo». Un tema ripreso dallo stesso Natale Tedde. «Un diritto certamente, quello di morire accanto ai propri familiari e nella propria casa. Se si chiede a pazienti e familiari di indicare quale sia il luogo ideale dove morire, oltre l’80 per cento indica il domicilio». E i risultati ottenuti in questi anni sono in linea con queste aspettative. Restando al 2014 in Gallura, su 130 decessi di malati oncologici sottoposti a cure dal Cpdo, infatti, 120 (cioè il 93 per cento) sono avvenuti in casa, contro il 7 per cento in ospedale.

L’equipe. Il nucleo Cpdo (cure palliative domiciliari oncologiche) è composto da un medico e un infermiere esperti in cure palliative, un medico di cure primarie, uno psicologo. In totale, operante in tutto il territorio gallurese, ci sono dieci persone: 3 medici , 6 infermieri e uno psicologo. Questo gruppo, guidato sin dall’avvio dell’esperienza dallo stesso Natale Tedde, fornisce assistenza tutti i giorni dal lunedì al sabato dalle 8 alle 20 ed è garantita la reperibilità nelle ore notturne e nei festivi in modo da dare un’assistenza a domicilio di tipo ospedaliero e di fare in modo che il paziente non si senta abbandonato. In ogni caso, parte integrante del nucleo Cpdo è il familiare leader. «Senza un familiare che aiuti sia i medici che il paziente – dice Tedde – il nostro lavoro sarebbe inutile. Come pure diventa importantissimo il supporto dei tantissimi volontari che sostengono la nostra attività».

Risultati economici. Non trascurabile il fatto che il costo giornaliero totale per ogni paziente è di 69 euro con le cure a domicilio, di 200 in un hospice e addirittura di 800 euro in reparto. Come dire che in questo caso, si risparmiano soldi e si soddisfa in pieno quelle che sono le esigenze di pazienti e familiari.

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