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Dopo due alluvioni finiscono in mare le sabbie dei canali

Dopo due alluvioni finiscono in mare le sabbie dei canali

OLBIA. Non c’è solo la cancellazione dell’Autorità portuale a soffiare sul fuoco della polemica intorno ai lavori programmati all’Isola Bianca. La prima questione in ordine di tempo riguarda forse il...

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OLBIA. Non c’è solo la cancellazione dell’Autorità portuale a soffiare sul fuoco della polemica intorno ai lavori programmati all’Isola Bianca. La prima questione in ordine di tempo riguarda forse il cantiere più importante, quello per la sistemazione del fondale nella canaletta d’accesso al porto Il siluro arriva dai tecnici che hanno elaborato la proposta dei canali scolmatori come alternativa al Piano Mancini per la mitigazione del rischio idrogeologico di Olbia. «Succede così ogni 15 anni – dice Andrea Demuru, coordinatore del gruppo di lavoro – Prima lasciano che le sabbie, sopratutto quelle apportate dal Padrongianus, ma anche quelle degli altri canali, finiscano a mare attraverso i canali che sfociano davanti a via Redipuglia e al Porto Romano, poi spendono 15 milioni di euro per scavarle e smaltirle. Ci sarebbe quasi da pensare che chi si oppone con tanta insistenza alla non considerazione dell'idea progetto dei "canali scolmatori esterni", per lasciare fuori da Olbia l'acqua di piena eccedente la portata dei canali esistenti, possa essere preoccupato di non poter più contare sui finanziamenti ricorrenti, ogni 15 anni, per l'escavo della canaletta portuale». «Eppure la soluzione esiste – aggiunge Andrea Demuru – è quella che prevede di portare le acque di piena della zona sud verso il Padrongianus, quindi verso il Lido del Sole e verso il golfo di Cugnana quelle a Nord, trattenendo la sabbia e i detriti in luoghi opportunamente strutturati che possano prestarsi al loro utilizzo produttivo, con la creazione di nuovi posti di lavoro, disponibilità di materiali inerti per utilizzo in edilizia o settori affini». «L'invito a riflettere – conclude il tecnico – è rivolto, ancora una volta, a tutti coloro che hanno voluto privilegiare, per la mitigazione del rischio idrogeologico della città, la soluzione delle vasche di laminazione e dell'allargamento dei canali, senza che gli stessi portino, come nell'altra soluzione, ricadute positive aggiunte».

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