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il dibattito

“Islam, siamo in guerra”, Magdi Allam divide gli olbiesi

OLBIA. Il pubblico sistemato sui banchi. Lui dietro un tavolo posizionato davanti all’altare. Martedì sera, per un paio di ore, la chiesa de La Salette si è trasformata in una sala conferenze. Magdi...

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OLBIA. Il pubblico sistemato sui banchi. Lui dietro un tavolo posizionato davanti all’altare. Martedì sera, per un paio di ore, la chiesa de La Salette si è trasformata in una sala conferenze. Magdi Cristiano Allam, il giornalista convertitosi al cattolicesimo, è stato infatti invitato dal parroco don Gianni Sini per presentare il libro «Islam, siamo in guerra». Allam ha guadagnato applausi: «Bravo, continua così» gli hanno detto. Ma come era prevedibile si è procurato anche qualche critica. «Istighi all’odio» gli ha fatto notare qualcuno. Il giornalista, per 56 anni musulmano moderato, nel 2008 battezzato a San Pietro da papa Ratzinger, ha parlato di islam, di Corano e di Maometto. «Oggi la nostra fede e la nostra civiltà stanno subendo una aggressione – ha detto -. Dobbiamo sempre distinguere il piano personale da quello religioso, ma dobbiamo avere il coraggio di guardare in faccia la realtà. Nel cristianesimo fede e ragione convivono, nell’islam no». Poi ha specificato che «di fatto chi ottempera in modo integrale al Corano sono i terroristi islamici». E che «Maometto aveva fatto decapitare tra i 600 e i 900 uomini di una tribù ebraica. Lui non ha nulla in comune con Gesù Cristo». Magdi Allam ha anche detto che è «collusione ideologica credere che l’islam sia una religione di pace». Tanti gli applausi per lui. Ma le sue parole non hanno convinto tutti i presenti. A un certo punto, per esempio, si è alzato un ragazzo, di nome Mario Micheli: «Sono uno sbattezzato. E chiedo: chi di voi ha studiato la storia del cristianesimo e dell’islam? Io sì. E dai musulmani ho imparato tante cose buone. In loro non vedo tutto questo odio, è lei che istiga all’odio». Rumori in sala, qualche fischio dal fondo della chiesa. Al ragazzo ha risposto un altro presente, Gavino Murrighile: «Sa qual è la differenza? Che lei qui ha potuto liberamente dire la sua opinione». Poi Lidia Fancello: «Ho delle perplessità. Non penso che i contenuti del libro siano utili alla causa del dialogo. Forse non è utile puntare i riflettori su certe negatività, soprattutto in un periodo come questo». Allam ha anche parlato delle violenze dei musulmani nel corso dei secoli, dall’Oriente alla Spagna. «E le violenze dei Cristiani, come le crociate, le conquiste in America e le torture?» gli ha risposto Tonino Cau, un uomo cresciuto a pane e integrazione. Per una donna, invece, i massacri dei crociati hanno avuto un senso: «Forse è grazie alle crociate che oggi non siamo col sedere in aria a pregare Allah». (d.b.)

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