Arzachena dice basta alle ville nelle campagne
Il Consiglio a maggioranza stabilisce che si potrà costruire solamente su 3 ettari Per ottenere il permesso si dovrà dimostrare di essere imprenditori agricoli
ARZACHENA. D’ora in poi nelle campagne, come stabilito dalle norme regionali, i permessi per costruire le abitazioni saranno rilasciati solo agli imprenditori che esercitano in modo prevalente o esclusivo un’attività agricola. Il lotto minimo è di tre ettari. La direttiva viene recepita nel Puc.
L’obiettivo dell'amministrazione Ragnedda è impedire che le campagne di Arzachena vengano ancora snaturate. Nell’agro si contano più di 3mila 500 case. Il Consiglio comunale ha approvato in via definitiva il regolamento, con i voti della maggioranza (le opposizioni si sono astenute). Il dirigente Libero Meloni illustra in aula le novità. «Il regolamento consente di realizzare volumetrie, cioè una casa e annessi, solo per chi possiede minimo 3 ettari di terreno agricolo. Se su tre ettari più del 30 per cento della superficie è improduttiva, ad esempio è fatta di granito o c'è una vegetazione secolare, come i ginepri, non potrà essere autorizzata alcuna attività edilizia».
Alla fine del dibattito la maggioranza però approva il documento che non tiene conto di quest'ultima proposta tecnica, innalza infatti la superficie produttiva minima da un ettaro a un ettaro e mezzo. «Questo non è il modo giusto di procedere – dichiara il capogruppo di minoranza Efisio Onali (Arzachena concreta) –. La delibera arriva in ritardo rispetto alle disposizioni regionali. È l'ennesima variante a un Piano di fabbricazione che ha 35 anni, mentre occorre lavorare sul Puc per individuare le sottozone agricole: le zone costiere o rocciose non possono essere valutate allo stesso modo di quelle irrigue. Sono realtà diverse con produttività diverse, devono essere pianificate singolarmente. È una delibera insignificante».
I consiglieri delle minoranze fanno un fronte unico, sono contrari anche a un’altra delle novità contenute nel regolamento. «Per gli annessi agricoli, come stalle, fienili e magazzini è prevista una riduzione del volume realizzabile, per chi avesse necessità di ampliamento però prevedete una deroga con un passaggio in Consiglio – incalza Onali –. Meglio dunque avere regole uniformi per tutti e non discrezionali». «Non siamo contrari all'idea di regolamentare le aree agricole – afferma il consigliere di opposizione Alberto Azara (Pd) –. Disciplinare queste zone a macchia di leopardo però non rispecchia una corretta pianificazione. Oggi approvate un regolamento che dà il via libera a costruire su alcune aree del territorio che in un secondo momento, dopo l'approvazione del Puc, potrebbero magari cambiare destinazione d'uso. Ad esempio da zone agricole potrebbero diventare turistiche, se non di altissimo pregio ambientale. Tanto valeva aspettare e avere le idee chiare».
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