La Nuova Sardegna

Olbia

Dal camice alle vigne, adesso l’ex primario produce Arvisionadu

di Tiziana Simula
Dal camice alle vigne, adesso l’ex primario produce Arvisionadu

Sul mercato il bianco “G’oceano” creato da Pino Mulas «Il mio obiettivo è raggiungere le diecimila bottiglie»

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OLBIA. “Il vino fa buon sangue”, si dice. E ora più che mai ne è convinto Pino Mulas, una vita passata tra globuli rossi, bianchi e piastrine, e da circa otto anni tra le succose bacche dei vitigni storici dell’Arvisionadu, grappoli che cura con passione e attenzione come se fossero suoi pazienti. «Se consumato in quantità moderata, il vino, certo che aiuta...», sorride l’ex primario del centro trasfusionale di microcitemia dell’ospedale di Olbia ed ex direttore sanitario, 71 anni, con alle spalle anche l’esperienza di parlamentare (senatore di Alleanza nazionale). Poco prima di andare in pensione, Pino Mulas ha deciso di prendere in mano il vigneto del padre, a Benetutti, in località Luzzanas, impiantato negli anni Cinquanta, e ormai in fase di abbandono. È cominciata così la nuova avventura per l’ex primario. Che ora può brindare al nuovo anno col suo vino bianco “G’oceano”: 4mila bottiglie già sul mercato, prodotte dalla società agricola “Cantina Arvisionadu”, di cui lui è amministratore. Un vino antico e raro, qual è il vitigno autoctono a bacca bianca Arvisionadu, la cui diffusione in Sardegna è limitata a circa 16 ettari, concentrati soprattutti nel Goceano (Benetutti e Bono). Un vino di super nicchia, insomma, destinato agli amanti del vino di elite e ai buongustai. «È un primo passo – spiega Pino Mulas –: l’obiettivo è estendere a tre ettari l’attuale vitigno e raggiungere, in piena produzione, le 10mila bottiglie». La Cantina Arvisionadu sas è nata nel 2013 con l’obiettivo principale di valorizzare il vitigno autoctono Arvisionadu. La produzione di G’oceano è seguita da uno staff di esperti e avviene in una moderna cantina costruita per tre quarti sottoterra, che ha inglobato anche l’antica casa colonica. Oltre al bianco da uva Arvisionadu, viene prodotto anche il rosso Burghera. All’interno della vigna e nella zona circostante, ci sono testimonianze di interesse storico-archeologico rilevanti. Durante l’impianto del primo piccolo vigneto, negli anni Cinquanta, furono, ad esempio, trovati dei reperti romani, donati poi al museo di Cagliari. Come tutte le vigne di Sardegna, anche quella di Luzzanas, ha il suo angolo magico. «Nel nostro caso – spiega Pino Mulas – è un nuraghe con all’interno una suggestiva sorgente di tracimazione, ancora utilizzata anche per bere».

Storia a parte, ora è tempo di stappare G’oceno, un nuovo vino dai profumi floreali e fruttati, dal colore giallo paglierino e dal gusto morbido. (t.s.)

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