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Olbia

feste in trincea

Olbia, Capodanno da volontario: un brindisi alla solidarietà

di Serena Lullia
Nicola Vacca con altre due volontarie della Croce Smeralda
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Nicola Vacca con altre due volontarie della Croce Smeralda

Nicola Vacca, dell’associazione Croce Smeralda, sarà al lavoro sull’ambulanza «Non è un sacrificio, mi fa stare bene aiutare gli altri. È la mia ragione di vita»

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OLBIA. Capodanno da volontario, dedicato agli altri. Oggi come da 30 anni. Nicola Vacca, 54 anni, sarà in servizio sull’ambulanza della Croce Smeralda dalle 20 alle 6 del mattino. Una notte di San Silvestro al lavoro, ma con il sorriso. «Non mi pesa per nulla trascorrere l’ultimo dell’anno di turno – dice –. Mi fa stare bene aiutare gli altri. E ce n'è bisogno anche la notte di Capodanno». Sotto il palco del molo Brin Nicola sarà in servizio con altri tre volontari. Veglieranno sul divertimento di migliaia di persone, pronti a intervenire in caso di necessità. «Il nostro Capodanno è solo rinviato di un giorno – sottolinea –. Domani (oggi per chi legge ndr) non si beve e non si brinda. Dobbiamo essere sempre pronti e lucidi per intervenire in caso di necessità».

Da 30 anni Nicola dedica la vita agli altri. Occhi buoni venati di malinconia, la voce leggera, braccia forti e un sorriso che rassicura. Alle spalle decenni di volontariato in tutta Italia. Poi la decisione della vita, nel 2007. Investire i risparmi per fondare l’associazione Croce Smeralda. Tanti i servizi offerti 24 ore su 24. Il trasporto dei malati all’ospedale, le visite programmate, i trasferimenti anche nel resto della penisola, il servizio di protezione civile in occasione di grandi eventi sportivi, concerti e manifestazioni. «Da otto anni non faccio un giorno di ferie – racconta Vacca –, ma non ne sento il bisogno. Se non salgo in ambulanza sto male. Quando nel 2007, assieme alla mia socia decidemmo do creare l’associazione avevamo un solo obiettivo: aiutare gli altri mettendo a disposizione le competenze e la professionalità acquisita in tanti anni. Ci sono persone che decidono di andare in Africa per portare aiuto al prossimo e io ho grande rispetto e stima di ognuno di loro. Noi abbiamo scelto di farlo nel nostro piccolo, rimanendo qui».

Nicola ha fatto delle persone a cui porta aiuto ogni giorno la sua famiglia. Una famiglia diffusa, in tutta la Sardegna. La notte di Natale l’ha passata con i parenti di un paziente malato di Sla che accompagna all’ospedale in ambulanza. Una visita a sorpresa. Nicola si emoziona ricordando la gioia negli occhi del malato al suo inaspettato arrivo. Uno sguardo intenso come un abbraccio. «Dedicarmi agli altri mi ha salvato la vita – aggiunge il volontario, alle spalle una esperienza di vita familiare dolorosa –. Per me non c'è cosa più bella di aiutare gli altri, provare ad alleviare la sofferenza di chi sta male. Non ha prezzo il sorriso delle persone che ti ringraziano per quel nulla che hai fatto per loro. Per me fare il volontario è l'aria che respiro. È la mia ragione di vita».

Ogni giorno Nicola è a contatto con il dolore, la malattia. Ma in 30 anni non ha mai avuto un dubbio, un ripensamento. «Ho cominciato quando i volontari indossavano i camici, non certo le divise. Sembra preistoria. Di tempo ne è passato tanto, ma non ho mai pensato di rinunciare, mai – precisa –. Ogni giorno capisco che questa era la mia strada, la mia missione. Io non sono nessuno, ma penso che ci sia bisogno anche del mio aiuto. Per fare il volontario serve umiltà e onestà. È un donarsi quotidiano agli altri che ti riempie il cuore».

L’associazione Croce Smeralda segue anche il percorso di recupero dei ragazzi a cui è stata ritirata la patente perché in stato di ebbrezza. «Vedere il dolore da vicino, la voglia di vivere di chi purtroppo non ha più giorni davanti a sè deve servirgli per capire il valore della vita – aggiunge –. È un percorso importante, purtroppo però non tutti lo vivono nel modo giusto».

Nicola Vacca ogni giorno macina centinaia di chilometri al volante della sua ambulanza. Poche ore di sonno per ricaricare mente e corpo e poi di nuovo in strada. Un via vai continuo dalla sede di via San Vittore. «Ho solo una paura – dichiara –, gli anni che passano. Adesso ho 54 anni, 55 a gennaio. Smettere di fare il volontario per me significherebbe morire».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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