La Nuova Sardegna

Olbia

Gli atti della fondazione scomparsi dal Carmine

di Giampiero Cocco
Gli atti della fondazione scomparsi dal Carmine

I documenti originali che diedero vita al teatro cittadino non sono più in bacheca Tra i cimeli spariti nel nulla cambiali e locandine della Belle Epoque gallurese

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TEMPIO. C’erano una volta, ora non ci sono più. Parliamo dei documenti originari che, nel salottino privato del Teatro del Carmine di Tempio, racchiudevano la storia della costruzione e del finanziamento privato di uno degli edifici storici della città. I documenti, donati alla fondazione che gestisce il patrimonio comunale dall’architetto Luigi Stazza, pronipote di uno dei fondatori del Teatro del Carmine, sono scomparsi, nell’imbarazzo generale. Anche perché al comune di Tempio, a cui spetta la vigilanza sui beni pubblici (è il Teatro del Carmine rientra tra questi, compresi gli arredi e i cimeli che ne raccontano la lunga storia, lunga un secolo e mezzo), nessuno sa nulla di quei documenti originali – il contratto con il quale venne affidata ad una impresa locale la costruzione dell’immobile, le cambiali firmate dal gruppo di mecenati che si impegnarono nella sua realizzazione, le tante locandine d’epoca che facevano di Tempio il centro culturale e musicale più vivace dell’isola – e ogni richiesta di chiarimenti è caduta nel vuoto. L’impegno che si è assunto il sindaco pro tempore Andrea Biancareddu è quello di far luce sull’episodio, segnalato ufficialmente all’amministrazione comunale dal custode della struttura pubblica. Il tempo però stringe, anche perché resta ancora viva, in città e tra i tantissimi estimatori, la sorte che hanno subìto diversi decenni fa cinque delle dodici tele che arricchivano il salone d’attesa della vecchia e ormai fatiscente stazione ferroviaria di Tempio. Tele d’autore, di valore storico (ed economico) inestimabile, scene isolane del pittore sardo Giuseppe Biasi, Anche il rissoso critico d’arte Vittorio Sgarbi si occupò delle tele di Biasi quando annunciò di aver incluso le tele, nella sua veste di esperto di Expo 2015, nell’elenco di opere da esporre alla fiera internazionale di Milano. Per una frazione si secondo le speranze che le tele portate via da Tempio dagli eredi del conte Ugo Pasquini (era l’amministratore delegato delle ferrovie complementari sarde) facessero ritorno in città. L’Expo è passato e le tele restano in parte a Roma e in parte nella vecchia stazione ferroviaria, dove rischiano d’andare perdute a causa delle infiltrazioni d’acqua. Ora, alla luce di quanto accaduto all’interno del Teatro Carmine, il problema che si pone è del tutto simile a quello delle tele e di Giuseppe Biasi. Le tele non sono mai state tra le attenzioni degli amministratori comunali che si sono succeduti dal 1930, anno dell’inaugurazione della ferrovia. Si spera che ciò non accada anche per documenti e locandine del Teatro del Carmine.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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