Stazzi e turismo, racconti brevi nel libro di Pirodda
D’AGULTU. “Un florilegio di divertevoli brevi racconti”, così lo scrittore di Trinità Lucio Pirodda definisce l’ultimo suo lavoro letterario, un romanzo costruito su diversi registri linguistici e...
D’AGULTU. “Un florilegio di divertevoli brevi racconti”, così lo scrittore di Trinità Lucio Pirodda definisce l’ultimo suo lavoro letterario, un romanzo costruito su diversi registri linguistici e con una trama tipicamente gallurese. S’intitola “Ghirriolittana verestrosa” e racconta di una Gallura della seconda metà del secolo scorso, in cui il turismo, sempre più avanzante, avrebbe lasciato il suo segno profondo. Non solo nell’ambiente che avrebbe ospitato resort, porti turistici, alberghi e stabilimenti balneari, ma anche negli stili di vita degli epigoni di quella che sino a pochi anni prima era stata la civiltà degli stazzi.
“Ghirriolittana verestrosa” segue altri due scritti (“Catrabulia Chimervera” e “Romansaga”), di cui costituisce una sorta di ideale completamento, nel senso che nell’ultimo romanzo Pirodda va quasi a chiudere un ciclo, tirando fuori dalla sua straordinaria creatività quanto non aveva ancora detto. «In quest’ultimo libro – dichiara Pirodda – vi sono due letture: una semplice e un’altra più intellettuale. Tra l’altro vi si narra in maniera burlesca dell’incontro fra il turismo e l’ultima fase della civiltà stazzese». Un tema, quello degli stazzi, caro a Pirodda, trattato in quasi tutti i suoi lavori. Così viene spiegata dall’autore la scelta del titolo: «Chirriolittàna, ovvero una crestomazia di narrazioni, da intendere nella connessa accezione dell’espressione gallurese chirria-chirriòla, scelte qua e là tra le tante di vario genere pervenute oralmente». (g.pu.)
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