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Balata scrive alla Regione: «Punto nascita necessario»

Balata scrive alla Regione: «Punto nascita necessario»

Il primario di ginecologia e leader dell’opposizione argomenta la richiesta «Situazione delle strade disastrosa, il servizio garantisce la salute delle donne»

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TEMPIO. La sciabola o il fioretto? Sul caso sanità in alta Gallura tutti sono d’accordo: la Regione deve rivedere i suoi piani. Poi però i falchi (il sindaco Andrea Biancareddu) vanno in Procura per depositare un esposto contro l’assessore Luigi Arru, mentre le colombe (il gruppo consiliare d’opposizione “Tempio libera e democratica”) inviano una lunga lettera piena di lucide argomentazioni al presidente della giunta regionale, all’assessore, ai tre consiglieri regionali eletti in Gallura (Giuseppe Meloni, Giuseppe Fasolino e Pierfranco Zanchetta) e al direttore generale della Asl. In discussione c’è soprattutto il punto nascite in odore di soppressione all’ospedale di Tempio.

«Interpretando i sentimenti della popolazione dell'Alta Gallura – spiega Antonio Balata, capogruppo di “Tempio libera e democratica” e medico primario ospedaliero di professione – intendiamo avviare un'azione politica in tutte le sedi istituzionali per la salvaguardare il punto nascita dell'ospedale Paolo Dettori, che sembrerebbe essere l'unico, tra quelli attualmente operativi in ambito regionale, per il quale è prevista la chiusura, in base all'accordo scaturito dalla conferenza Stato-Regioni del 2010, che sanciva la soppressione dei punti nascita con un numero di parti inferiore a 500 all’anno. Come è noto, in Sardegna si trovano al di sotto del parametro dei 500 parti, da diversi anni e tutti con trend negativo, i punti nascita degli ospedali di Alghero, Carbonia, Iglesias, La Maddalena, Lanusei, San Gavino e due cliniche private di Cagliari». «La riorganizzazione che l'assessorato regionale sta ipotizzando – aggiunge Balata – prevede l'accorpamento dei punti nascita di Carbonia e Iglesias, la concessione dalla deroga all'ospedale di La Maddalena, penalizzata dalla condizione di insularità, e all'ospedale di Lanusei, in quanto svantaggiato dalla posizione geografica e dall'isolamento riguardo alle vie di comunicazione. La deroga verrebbe concessa anche agli ospedali di Alghero e San Gavino che non hanno certamente le caratteristiche geografiche degli altri due centri ma che evidentemente possono contare su una maggiore visibilità istituzionale che ne garantisce il futuro. Di conseguenza l'unico centro nascita pubblico ad essere interessato dalla chiusura sarebbe quello dell’ospedale di Tempio, che oltre a essere penalizzato dall'assenza di un servizio di parto analgesia, vive da tempo in una situazione di incertezza che non incoraggia certamente le donne a orientare la propria scelta verso l'ospedale Paolo Dettori e, di conseguenza, ha visto diminuire negli anni, anche se in percentuale non superiore agli altri centri, il numero di parti». «La decisione – precisa ancora il capogruppo di “Tempio libera” – dà anche la misura del peso politico del territorio nel consiglio regionale, all'interno del quale, sembra di capire, che Tempio e l'alta Gallura contino veramente poco. Stupisce anche che non si tenga in alcun conto dei reali bisogni di salute della popolazione che afferisce al presidio tempiese dal momento che le condizioni della viabilità del territorio gallurese non sono certamente rassicuranti circa l'accessibilità alle strutture nelle quali sarebbe possibile espletare il parto. In condizioni normali, infatti, sono necessari 45 minuti per percorrere la strada Tempio–Olbia e che le pazienti che vivono nei centri della costa nord occidentale si troverebbero a dover effettuare percorsi stradali di durata non inferiore agli 80-90 minuti, in condizioni di assoluta emergenza, per raggiungere il punto nascita più vicino».

Insomma, quello dell’alta Gallura è un problema politico più complesso del semplice costo economico dei servizi sanitari. «La situazione – spiega ancora Antonio Balata – è ancora più grave se si pensa che la chiusura del punto nascita avverrebbe in assenza del Sistema di trasporto per l'emergenza neonatale (Sten) e di quello Assistito materno (Stam), che avrebbero dovuto essere attivati dalle Regioni in via preliminare alla riorganizzazione della rete dei punti nascita come previsto dalle “Linee di indirizzo per la promozione e il miglioramento della qualità, della sicurezza e dell'appropriatezza degli interventi assistenziali nel percorso nascita e per la riduzione del taglio cesareo" del 16 dicembre 2010. Su questo aspetto organizzativo, che la legge ha previsto a tutela della sicurezza del percorso nascita, la Regione è totalmente inadempiente e, procedendo alla chiusura del punto nascita, che rappresenta un provvedimento discriminatorio nei confronti dell'alta Gallura, l'amministrazione regionale si assumerebbe una gravissima responsabilità per la salute delle gravide e dei nascituri, di cui dovrebbe rispondere non solo dal punto di vista politico». «Pertanto – conclude Balata – chiediamo con forza che venga consentita la prosecuzione dell'attività assistenziale del punto nascita dell'ospedale Paolo Dettori che è indispensabile, nelle attuali condizioni di viabilità, per garantire a tutto il territorio l'accesso alle cure perinatali in condizioni di sicurezza: unico vero obiettivo, questo, delle disposizioni previste dall'accordo della conferenza Stato-Regioni del 2010». (m.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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