La Nuova Sardegna

Olbia

Olbia centrale degli attentati in Pakistan

di Giampiero Cocco
Olbia centrale degli attentati in Pakistan

Per il pm Danilo Tronci la cellula programmò in città anche la strage di Peshawar quando la Clinton era a Islamabad

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SASSARI. L’integralismo islamico, unito alla notevole capacità di fornire aiuti finanziari alla Jihad condotta in Pakistan da gruppi contrari al governo costituito e, infine, il proselitismo fondamentalista che l’imam di Bergamo e il presunto capo cellula di Al Qaeda a Olbia, con il loro carisma, riuscivano ad inculcare e diffondere tra connazionali e immigrati. Sono questi, secondo il pubblico ministero della Dda di Cagliari Danilo Tronci, i capisaldi sui quali si basa l’inchiesta sul terrorismo islamico che vede alla sbarra, nella Corte d’Assise di Sassari, 9 pachistani, un siriano e un egiziano accusati di strage, organizzazione di banda armata, detenzione illegale di armi e immigrazione clandestina. Accuse da ergastolo che Danilo Tronci fa partire dalla strage nel mercato di Peshawar, che provocò oltre cento morti mentre era in corso, a Islamabad, la visita ufficiale dell’allora sottosegretario di Stato Usa Hillary Clinton, la quale si congratulava con il governo pachistano per la lotta, allora vincente, contro le fazioni talebane che sconfinavano dall’Afghanistan. Un attentato, al quale ne seguirono diversi altri contro scuole governative e caserme militari, gesti che avevano una «fortissima connotazione politica per destabilizzare l’area mediorientale». In questo fosco quadro si intravedeva la presenza del capo di Al Qaeda, Osama Bin Laden, legato ad alcuni degli attuali indagati, i quali abitavano nelle vicinanze del compendio nel quale venne raggiunto e ucciso dai Navy Seal americani lo sceicco arabo del terrore. Accuse pesanti come macigni che i difensori, univocamente, sostengono frutto di interpretazioni errate delle intercettazioni telefoniche e ambientali alle quali il gruppo aderente alla cellula guidata da Sultan Wali Khan, un commerciante pachistano di 39 anni residente a Olbia con familiari e un nutrito seguito di connazionali, era sottoposto per oltre cinque anni(del 2006 al 2011) dalla direzione nazionale antiterrorismo di Cagliari e dagli uomini della Digos di Sassari guidati dal vice questore Mario Carta. E sarà proprio il funzionario della polizia di Stato ad aprire, il 26 febbraio prossimo, l’udienza che si terrà nell’aula bunker predisposta per l’occasione nel supercarcere di Bancali. Il presidente della Corte d’Assise Pietro Fanile ha ieri affidato a due consulenti l’incarico di tradurre in italiano le conversazioni tra i diversi imputati mentre, parlando tra loro, avrebbero fatto accenno ad attentati e acquisto di armi in patria.

Tutti argomenti che gli avvocati Omar Hegazi, Anna Barone e Carlo Corbucci, che assistono l’imam di Bergamo Muhammada Hafiz Zulkifal e il presunto capo delle cellula integralista, il connazionale pachistano Sultan Wali Khan, ritengono assolutamente privi di concretezza essendo basate su errate traduzioni dalle diverse lingue urdu e pashtu parlate tra gli imputati. I periti hanno chiesto novanta giorni, per depositare i loro elaborati.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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