La Cgil: «La riforma degli Enti locali è un pasticcio che penalizza la Gallura»
Luisella Maccioni, segretaria in Gallura della Funzione pubblica Cgil all’attacco: «Chiuse le province regionali diminuiscono i servizi ai cittadini e i posti di lavoro»
OLBIA. Le province regionali ormai chiuse, la diminuzione dei servizi ai cittadini e il pericolo di perdere i posti dei lavoratori impiegati nell’ente. Su tutto questo interviene Luisella Maccioni, segretaria della Funzione pubblica Cgil della Gallura, chiedendo che Regione e Stato cambino rotta e trovino soluzione adeguate. «Nel silenzio più totale dal 1 gennaio le province regionali sarde sono chiuse – ricorda la Maccioni –. La politica non è riuscita in 4 anni dal Referendum abrogativo a trovare soluzioni alternative agli Enti Intermedi soppressi, a dare risposte ai territori e soprattutto a garantire il mantenimento dei servizi ai cittadini sul territorio, e dare riscontri positivi ai lavoratori delle Province che rischiano il loro posto di lavoro».
«La riforma delle Autonomie Locali – prosegue la Maccioni –, tolto il salvifico risparmio sui costi della politica, è essenzialmente strutturata su di una visione centralistica dei servizi e delle risorse che abbandona la linea del decentramento territoriale, costruisce la Città Metropolitana di Cagliari e nonostante le enormi pressioni della periferia persevera nel trasferimento delle funzioni delle Province alla Regioni. In realtà nessun concreto trasferimento, di funzioni è stato materialmente realizzato verso le Autonomie Locali. E' evidente che più si accumulano i ritardi e più gli effetti negativi si dispiegano». Il sindacato Cgil, dunque, è ora preoccupato per l’evolversi della situazione. «Anche perchè – ricorda la Maccioni – la riforma procurerà la contestuale caduta dei livelli occupazionali che, in assenza di certezze normative, colpirà il personale della ex Provincia Olbia-Tempio riducendo ancor l'occupazione pubblica in Gallura. Eppure basterebbe una politica diversa mirata al potenziamento dei servizi e alla vicinanza degli Enti Pubblici alla Società per evitare il dissolvimento dello stato sociale e per evitare la caduta dell'occupazione».
Quindi la Maccioni se la prende con la riforma, definendola inutile. «Una riorganizzazione – sottolinea la sindacalista – non efficiente, con un forte declassamento degli Enti Locali con difficoltà enormi a ricollocare il personale. Non ci si è posti il problema che in una Regione con difficoltà di estendere lo stato sociale è dannoso cancellare le autonomie locali e gli enti territoriali e ancora, abbandonare i lavoratori a un difficile percorso riorganizzativo. Per superare questo gap, abbiamo cercato di proporre a Regione e Stato, alcune soluzioni che, se accettate, avrebbero potuto garantire, almeno in Gallura, il mantenimento e il potenziamento di alcuni servizi».
L’idea era quella di inserire negli Enti in crisi, il personale già formato e qualitativamente preparato, in uscita per cessazione della Provincia Olbia-Tempio. «Avevamo avanzato questa idea quando l'Inps – ricorda la Maccioni –, in crisi per assenza di personale, aveva ridotto le prestazioni. Certamente antieconomico mantenere in crisi un servizio prossimo al cittadino, quando con un innesto di personale sarebbe stato possibile ampliare lo spettro delle prestazioni Inps. Ma come ormai è noto ora c’è un Ente con un centinaio di dipendenti chiuso, servizi ancora gestiti dalla Provincia Olbia - Tempio non devoluti agli Enti Locali, Enti che danno prestazioni ai cittadini al limite del collasso, lavoratori con anzianità di servizio inferiore a 15 anni e in possesso di un patrimonio professionale notevole lasciati a gestire un Ente ormai chiuso. Una contraddizione a cui bisogna trovare soluzioni rapide e concrete».
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