Una città sotterranea fatta di tunnel e tubi: è il bunker Lacidonia
Il deposito di carburanti per l’aviazione militare è del 1942 Una pagina Facebook ha riaccesso l’attenzione sull’edificio
GOLFO ARANCI. Sembra una città sotterranea. Inghiottita dal buio della terra e tenuta in piedi dal cemento armato. Ha l’aspetto di un labirinto fatto di profondi tunnel e mega cisterne sorrette da imponenti colonne. Il passare dei decenni è stato clemente. Qui sotto è tutto ancora intatto. Ci sono robuste porte blindate che delimitano zone e centraline, tubature di acciaio e manometri appena sfiorati dalla ruggine. È il bunker Lacidonia, un deposito carburanti costruito in piena Seconda guerra mondiale in una area poco distante dalla stazione e dal porto di Golfo Aranci. È un pezzo di storia di cui quasi si ignora l’esistenza.
Un bunker a Golfo Aranci. Nel paese ai piedi di Capo Figari c’è chi si è preso la briga di raccogliere dati e informazioni per ricostruire la storia del bunker. Così tutto è comparso sull’attivissima pagina Facebook «Golfo Aranci nascosta», che da anni riporta storie e interessanti curiosità golfarancine. Qui si racconta che il bunker è in realtà un deposito di carburanti per l’aviazione militare. E che fu costruito nel 1942, durante un conflitto che stava insanguinando il mondo. Il bunker si chiama Lacidonia, nome che deriva dall’impresa romana che aveva eseguito i lavori di costruzione. Cioè la Pietro Cidonio, nata nel 1918, che negli anni ha anche realizzato gli acquedotti di Ravenna e Cagliari e la bonifica di Littoria, l’attuale Latina.
Scopo e bombardamento. Il bunker serviva per contenere immense quantità di carburante destinate agli aerei dell’aviazione militare. Ma è possibile che il deposito Lacidonia non sia mai entrato realmente in funzione. Anche perché, subito dopo la sua costruzione, le sorti della guerra voltarono le spalle all’Italia fascista. Il 18 e il 24 giugno del 1943 il bunker finì sotto una pioggia di bombe da 227 chili sganciate dai caccia alleati. La struttura del deposito sotterraneo, comunque, rimase intatta: le esplosioni aprirono soltanto grossi crateri in superficie. Le bombe invece provocarono ingenti danni lungo la ferrovia e in porto. Non si sa esattamente come avrebbe dovuto funzionare il bunker. Ma c’è un’ipotesi. Probabilmente il deposito poteva essere alimentato da navi cisterna tramite una condotta di tubi. Invece lo smistamento del carburante, nell’isola, sarebbe dovuto avvenire con treni o autocisterne.
Tunnel e macchine. Il bunker si trova nel sottosuolo, a diversi metri di profondità. L’ingresso è posizionato in un terreno privato ed è particolarmente pericoloso avventurarsi all’interno. Si accedeva comunque attraverso una porta blindata che dà su un tunnel di 60 metri. Poi una diramazione. Da una parte si va verso la prima cisterna, dall’altra verso la seconda, dopo un altro tunnel di 80 metri. I materiali sono tutti ben conservati. Ci sono centraline elettriche come nuove, manometri con tanto di lancetta, vetro e numeri perfettamente leggibili, tubature e valvole che si snodano lungo i tunnel e le cisterne. Non mancano le scale di ferro impiantate nelle mura di cemento e pompe e motori che servivano per far circolare il carburante. Poi esistono due sifoni esterni, che avevano lo scopo di espellere i vapori in eccesso.
Le due cisterne. E infine ci sono loro: le cisterne. Due immense stanze che servivano a conservare il carburante. Ognuna poteva contenere un qualcosa come 5 milioni e 500mila litri. Le cisterne sono sorrette da 49 colonne ciascuna, alte circa 9 metri e con un diametro di quasi 2. Il pavimento è invece ricoperto di lastre di ferro, tutte saldate tra loro e poi colorate di rosso. Suggestive le impressioni riportate sulla pagina Facebook «Golfo Aranci nascosta»: «Buio totale, silenzio, aria priva di odori. Quando ho acceso la torcia sembrava di stare in un tempio egizio».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
