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Olbia

Uccisi dal monossido, parla il sopravvissuto

di Tonio Biosa
Uccisi dal monossido, parla il sopravvissuto

Processo per la morte dei fidanzati di Aggius: ieri la deposizione del poliziotto scampato alla tragedia

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AGGIUS. La vicenda drammatica dei due fidanzati di Aggius, Enrico Gustavo Vasa, di 38 anni, e di Francesca Sanna, 34 anni, che nella notte fra il 17 ed il 18 di febbraio del 2012 erano stati uccisi nella loro casa dalle esalazioni di monossido di carbonio provenienti dalla canna fumaria della sottostante caldaia, è stata rievocata ieri mattina nel tribunale di Tempio durante un’udienza del processo in corso contro il tecnico impiantista, ritenuto responsabile dal pm Roberta Guido, di scarsa manutenzione dell’impianto a lui affidato dal proprietario della casa, padre della vittima. Ieri a deporre, di fronte al giudice è stato Paolo Cremonesi un amico delle due vittime giunto quel giorno in Sardegna assieme alla sua fidanzata Monia Matti, per assistere alle manifestazioni del carnevale ormai imminente. Paolo, poliziotto di professione aveva allora 38 anni. Quella notte, appena giunti in Sardegna da Milano, dove anche i due fidanzati aggesi risiedevano, era andato a dormire in quella casa che per Gustavo e Francesca si sarebbe trasformata in una tomba. Paolo e Monia invece riuscirono a salvarsi. Drammatico, oggi come allora, il racconto del poliziotto. «Mi sono svegliato – ha raccontato Paolo – e mi sono reso conto che Monia non era più accanto a me. Mi sono alzato, camminavo male, mi girava la testa e non riuscivo a reggermi in piedi. A tentoni ho raggiunto il bagno. Ho visto Monia a terra, svenuta. Ho tentato di chinarmi per rialzarla ma non ci sono riuscito. Ho sentito mancarmi le forze e sono caduto. Ho sbattuto la faccia contro qualcosa di duro. Forse sono anche svenuto per qualche istante. In un lampo però, ho capito cosa stava succedendo. Mi sono precipitato alla finestra. L’ho spalancata, ho trascinato fuori Monia e mi sono messo ad urlare». Per lui ancora ricordo e dolore. (a.m.)

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