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Olbia

Olbia, il Cipnes tranquillo: «Nessun effetto domino»

di Enrico Gaviano
La zona industriale di Olbia
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La zona industriale di Olbia

Oneri di urbanizzazione, dopo la causa persa con una ditta il Consorzio non teme nuovi casi analoghi

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OLBIA. La sentenza del tribunale di Tempio sugli oneri di urbanizzazione non dovuti al Cipnes dalla ditta Francesco Migliore insediata nella zona industriale di Olbia non preoccupa il Consorzio che non si aspetta un effetto a cascata con altre aziende insediate. Il Cipnes ha adottato gli atti conseguenti e inviato una nota in esecuzione alla sentenza alla ditta, difesa in giudizio dall’avvocato Giommaria Uggias e però precisato con una nota che la nuova normativa in materia risalente al 2011 non è stata presa in considerazione dalla sentenza «contrariamente alla giurisprudenza consolidata».

Sentenza ed effetto. Il giudice del tribunale, Paola Ferrari Bravo, ha accolto il ricorso presentato dall'artigiano per una vicenda del 2010, ha annullato l'atto unilaterale che impegnava Francesco Migliore a pagare gli oneri al Cipnes, e dichiarato che nulla è dovuto al Consorzio industriale che, anzi, dovrà rifondere le spese legali all'artigiano. Da qui la lettera del Cipnes all’officina Francesco Migliore in cui si ricorda che «in esecuzione della sentenza del tribunale si sollecita la ditta a formalizzare e depositare agli uffici consortili la documentazione necessaria per effettuare l’allaccio dell’insediamento produttivo alla rete idrica e fognaria consortile». Atto conseguente e dovuto, anche se secondo il Cipnes un simile giudizio sarebbe dovuto andare al Tar regionale, vista la natura urbanistica del contenzioso.

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Oneri di urbanizzazione. Nella nota di spiegazione firmata dal presidente del Cipnes Mario Gattu e dal direttore Aldo Carta, mentre si parla di un probabile ricorso in appello, si sottolinea che «la legislazione allora vigente (si parla appunto del 2010, ndr) pur riservando in via esclusiva all’ente consortile le funzioni amministrative nell’area industriale olbiese, compreso quella di riscuotere i corrispettivi dei servizi di manutenzione delle opere e della gestione degli impianti, non attribuiva in maniera inequivocabile al Cipnes la potestà urbanistica e quindi il compito di riscuotere gli oneri per la costruzione della infrastrutturazione primaria legalmente dovuti dal privato per il rilascio del permesso a edificare». Gattu e Carta rilevano anche che la sentenza «precisa significativamente che i rapporti tra Comune competente a riscuotere e il Cipnes, tenuto a realizzare e mantenere le opere di urbanizzazione primaria nell’area, vanno gestiti mediante i necessari meccanismi compensativi per indennizzare la spesa urbanizzativa sostenuta dal Consorzio».

La nuova normativa. Secondo la nota Cipnes «va rilevato che la sentenza del tribunale di Tempio non ha considerato la legge regionale 21 del 2011 che ha riaffermato inequivocabilmente la piena vigenza della pianificazione consortile, e ciò coerentemente alla chiara giurisprudenza del Tar Sardegna, del Consiglio di Stato e della Cassazione». L’orientamento riaffermato da una delibera del 2015 del consiglio comunale di Olbia e prendendo in esame anche la giurisprudenza in materia, è che «Comune e Cipnes risolvendo il pluriennale contenzioso – scrivono Gattu e Carta – hanno convenuto di regolare il pagamento del contributo di costruzione condizionante il rilascio del permesso a edificare nell’area consortile stabilendo la spettanza al Cipnes della quota parte inerente agli oneri di realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria da esso progettate e costruite, riservando al Comune la quota contributiva relativa agli oneri di urbanizzazione e al costo di costruzione. Accordo recepito di recente nella revisione del piano urbanistico consortile approvato dalla Regione»

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