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Olbia

EROI per caso

«C’era poco tempo, così ci siamo tuffati»

OLBIA. Due uomini che non si conoscono. Che non si sono mai visti. Eppure stanno per incontrarsi, anche se non lo sanno. E non sanno soprattutto che salveranno insieme,rischiando la loro vita, una...

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OLBIA. Due uomini che non si conoscono. Che non si sono mai visti. Eppure stanno per incontrarsi, anche se non lo sanno. E non sanno soprattutto che salveranno insieme,rischiando la loro vita, una giovane donna finita in mare con la macchina.

Mohammed Maachi, 30 anni, un marocchino che vive a Olbia (fa il cuoco in un ristorante a Porto Cervo durante l’estate) sta facendo jogging sulla sopraelevata sud. Nello stesso momento Salvatore Desini, 60 anni, olbiese, dipendente comunale nel settore ambiente e manutenzioni, è su furgone con un collega. Entrambi assistono a una scena terribile in via Redipuglia poco prima di mezzogiorno: vedono un’auto volare in acqua. Mohammed Maachi comincia a correre sempre più veloce, scende dalla scala della sopraelevata, si tuffa. Fa altrettanto Salvatore Desini, mentre il suo collega chiama i soccorsi.

Il dipendente comunale sta bene, ora. Non ha avuto nessuna conseguenza e per lui non sono state necessarie le cure medice. Mentre il giovane marocchino è ancora in osservazione, all’ospedale. Ha bevuto molta acqua, ha dolori alla schiena. Ma parla con il sorriso. «Sono felice - dice Mohammed -. Siamo riusciti a salvare una ragazza che stava quasi per affogare e che non sa nuotare. Sono riuscito e non so ancora come, ad aprire quella portiera. Stare in acqua e non toccare il fondo complicava tutto e non facevo altro che bere. Poi quella portiera si è finalmente aperta e siamo riusciti a tirare fuori la donna. E’ un momento di gioia infinita e lo porterò sempre con me».

Anche Salvatore Desini sorride. Si è liberato di tensione e paura. «Quando ho visto la macchina volare in acqua e la giovane donna al volante agitarsi disperatamente, ho cercato di mantenere la calma e ho fatto l’unica cosa che si doveva fare: mi sono tuffato senza pensarci e, come me, un altro giovane. Quando ci siamo trovati in acqua, insieme, non potevamo perdere un minuto: l’auto si stava inabissando velocemente. Per fortuna i finestrini erano tutti chiusi, anche se l’acqua entrava lo stesso nell’abitacolo. Ho provato a sfondare un finestrino, non ci sono riuscito. Poi l’altro soccorritore ha deciso di provare ad aprire una portiera. Ce l’ha fatta. Eravamo ancora terrorizzati, ma felici. Il pericolo era finalmente passato». (s.p.).

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