La Nuova Sardegna

Olbia

Maschere da africani, corrono su Internet le accuse di razzismo

di Dario Budroni
Il gruppo "La mia Africa" sfila al Carnevale di Olbia 2016
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Il gruppo "La mia Africa" sfila al Carnevale di Olbia 2016

Si accende la polemica su uno dei carri del Carnevale 2016 di Olbia. Il gruppo Baila si difende: «Soltanto risate, nessuna offesa»

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OLBIA. Il carnevale è fatto così. Scegli un tema e ti mascheri di conseguenza. In città numerosi giovani, con non pochi bambini appresso, hanno per esempio deciso di organizzare un carro e di chiamarlo «La mia Africa». La scorsa settimana hanno sfilato per le strade di Olbia travestiti da leoni, leonesse, tigri e ghepardi. Qualcuno si è anche mascherato da indigeno: si è colorato il viso di nero, si è infilato una parrucca riccia, ha indossato una gonnella di finta paglia. Tutti insieme hanno pure ricevuto il premio speciale della giuria popolare del Carnevale olbiese. Ma mai si sarebbero aspettati di essere accusati di razzismo.

Le accuse. Il carro «La mia Africa» è stato creato dal gruppo Baila, tra l’altro corpo di ballo de «Su Carrasegare olbiesu». Ma qualche giorno dopo, su Facebook, è scoppiato un putiferio. «Ho semplicemente postato una nostra foto, però dei conoscenti di colore, di Milano, non l’hanno presa bene. Ci hanno detto di tutto» racconta sbigottito Antonio Taras, che per la precisione si è mascherato da tigre. La foto incriminata è stata commentata da persone che abitano nel capoluogo lombardo. Qualche commento è stato digitato pure dalla lontana Inghilterra. I figuranti olbiesi sono stati tutti accusati di razzismo, di aver offeso e umiliato le minoranze, di aver trattato il tema a colpi di beceri e superati stereotipi.

La risposta. L’accusa di razzismo, Antonio Taras, proprio non la manda giù. «Qualcuno si è sentito offeso e così mi sono subito scusato – racconta -. Però trovo che questa polemica sia a dir poco assurda. Tutto mi si può dire ma non che sia razzista. Sul carro c’erano anche quattro bambini di colore accompagnati dalle loro madri. Si sono divertiti e hanno ballato con noi per tutto il tempo». Poi il ragazzo olbiese prosegue: «Capisco che sia un discorso delicato, ma non si può creare un caso se non c’è una cattiva intenzione. Se ci siamo mascherati così è proprio perché non siamo razzisti».

Il blackface. La foto postata da Antonio Taras è stata commentata anche da tanti olbiesi, tutti solidali con lui. «Ci hanno detto che siamo ignoranti, irrispettosi e maleducati – continua -. Poi ci hanno detto che il blackface, cioè il truccarsi il viso di nero, offende la loro sensibilità perché in questo modo si ironizza sulla loro storia, fatta anche di schiavitù. Però noi mica ci siamo mascherati da schiavi, ma soltanto da indigeni africani. Per esempio a carnevale ci si traveste anche da indiani. E pure loro hanno subìto tantissime ingiustizie nel corso della storia. Comunque lo ripeto: non volevamo offendere nessuno».

 

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