La Rsa a rischio chiusura? I familiari: diteci la verità
I parenti degli ospiti chiedono certezze a Comune e Asl sul servizio di via Tavolara La coop La Fenice: «Tutti i pazienti nello stesso piano? Rispettiamo gli standard»
OLBIA. «Comune e Asl ci facciano sapere se è vero che chiuderà il servizio Rsa a Olbia». Rischia di consumarsi intorno al numero di pazienti convenzionati effettivamente ospitati, rispetto al numero di quelli accreditati, il destino della Rsa Sole di Gallura di Olbia. A denunciare l’emergenza nella struttura di via Tavolara, a favore di quelle di Padru e Tempio(in attesa di apertura), è Matteo Moro, presidente del Comitato dei familiari dei pazienti della Rsa, riunitosi ieri in assemblea. Oggi la struttura, che nei primi due piani ha 66 posti letto accreditati (33 per piano), ospita 19 pazienti in convenzione con la Asl. In ragione di questa limitata presenza di pazienti nella struttura, la coop “La Fenice” che gestisce il servizio ha deciso di far alloggiare i degenti solo al secondo piano, che ne può comunque contenere in base agli standard di accreditamento 14 in più. «Noi rispettiamo gli standard richiesti – spiega la presidente Edi Pisu – la normativa non ci richiede di mettere i pazienti in luoghi diversi. Tra i pazienti che prendiamo in carico ci sono quelli non autosufficienti, non si distingue tra patologie fisiche o mentali, dunque può capitare che alcuni si lamentino della presenza di altri con problemi di demenza o Alzheimer». Secondo la Pisu, tuttavia, in questo momento la convivenza tra questi pazienti non riguarderebbe il secondo piano, destinato ai pazienti in Rsa, ma eventualmente il terzo dove si trovano la Comunità integrata e la Comunità alloggio.
Tetto di spesa. In base alla delibera regionale del 2012, con la quale si stabilivano i tetti di spesa per la stipula di contratti tra le Asl e le strutture private accreditate, per il triennio 2013-2015 le strutture di Olbia e Padru si sarebbero divise 2 milioni e 380 mila euro. «A fronte del possibile stanziamento di una somma equivalente per i prossimi anni – spiega Moro – questa andrebbe divisa anche con la nuova Rsa di Tempio. Temiamo che questo comporti la possibile chiusura di Olbia, che pure ha una popolazione di circa 30 mila over 65». «Oggi riceviamo sulla base delle convenzioni una somma di 40 mila euro al mese, che per un anno farebbe comunque meno della metà del milione di euro che ricevevamo fino al dicembre 2015 – spiega Edi Pisu – capisce che le preoccupazioni sono fondate».
Questione pazienti. Ecco dunque la necessità di tornare alla questione relativa alla collocazione degli attuali 19 pazienti convenzionati in regime Rsa ed eventuali lamentele per tensioni relative alla convivenza. “Abbiamo cercato di tenere aperti entrambi i piani della struttura destinati ai pazienti in Rsa – continua Edi Pisu – abbiamo deciso di chiudere il primo piano solo da febbraio perché era impossibile mantenerlo aperto con un numero così esiguo di pazienti. La normativa non ci obbliga, ma dal 2004 la nostra pratica per migliorare le condizioni di vita dei pazienti in Rsa era quella di dividerli in base alle patologie, differenziando quelli comuni da quelli affetti da patologie psichiche».
Comunità integrata. Uno dei problemi circa la convivenza di questi pazienti deriverebbe dalla mancanza di una struttura destinata a ospitare pazienti con disturbi psichiatrici, che dunque vengono ricoverati in Rsa. «In ogni caso di solito l’Unità di valutazione territoriale non inserisce pazienti affetti da demenze con quelli con diverse patologie – precisa la Pisu – dunque escluderei che tensioni o lamentele riguardino la Rsa. Se proteste ci sono state è più probabile che provengano da pazienti della Comunità integrata».
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