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Olbia

La striscia che unisce gli opposti

La striscia che unisce gli opposti

Un israeliano e un palestinese parlano agli studenti della dura vita a Gaza

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TEMPIO. È stata una giornata molto intensa quella che hanno trascorso ieri a Tempio Luy Abu Shaaban e Nachshon Gal: palestinese il primo, israeliano il secondo. Entrambi in città grazie al progetto “Semi di pace” dell’associazione Nord/Sud-La Bottega del mondo e alla rivista “Confronti”. I due avevano una missione da compiere (ancora in corso, in realtà, visto che questa mattina saranno ospiti del liceo “De André”) che non si è limitata alla sola testimonianza delle loro esperienze personali. Fanno, infatti, parte di due associazioni umanitarie unite dal difficile compito di alleggerire il carico di sofferenze e privazioni dei palestinesi indigenti che vivono nella Striscia di Gaza, una delle aree del pianeta che, per le sue ridotte dimensioni, registra con i suoi due milioni di abitanti un’impressionante densità di popolazione.

Di questo i due rappresentanti di un mondo in perenne conflitto hanno parlato ieri in due diverse conferenze: la mattina, nel corso di un convegno con gli studenti del “Dettori”, che hanno anche fatto da navigati traduttori; di pomeriggio, in un’assemblea aperta al pubblico, sempre nell’aula magna del liceo. Nel ruolo di coordinatrice la giornalista di “Confronti”, Stefania Sarallo. La cruciale importanza della questione mediorientale è stata sottolineata dalla dirigente scolastica del “Dettori”, Francesca Currò, nel suo discorso introduttivo.

Il racconto dei due ospiti ha confermato in pieno quanto già si sapeva, e cioè che il disagio materiale dei palestinesi confinati nella Striscia di Gaza e il regime di insicurezza nel quale vivono gli israeliani sono i due inscindibili aspetti di una questione (politica, diplomatica, culturale) che ha messo a dura prova anche i propositi più illuminati. È stata, tuttavia, un’opportunità impareggiabile per i liceali apprendere dalla viva voce di due affidabili testimoni come va il mondo oltre le sponde del Mediterraneo sud-orientale. Basterebbe pensare all’impossibilità di assicurare cure mediche a bambini e malati in un territorio attraverso il quale si passa solo per mezzo del benestare dei soldati che presidiano i checkpoint che consentono l’ingresso dei palestinesi nel territorio israeliano.

Un vero calvario, se s’immaginano gli stenti e la sofferenza di chi transita attraverso i confini in ambulanza per ricevere aiuto. Ecco perché, come hanno ben compreso gli studenti del “Dettori” e i cittadini che hanno seguito l’incontro pomeridiano, quelle di Luy e Nachshon non sono storie ordinarie. Il loro essere speciali consiste semmai nell’aver trovato il modo di rifiutare l’ordinarietà e la rassegnazione, impegnandosi senza risparmio di energie per cogliere qua e là qualche germoglio di pace. (g.pu.)

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