Concessioni demaniali a rischio
Il ricorso alla Corte Ue contro il Comune può cambiare la storia
LOIRI PORTO SAN PAOLO. Un terremoto che parte da Loiri Porto San Paolo e arriva fino alla Corte di Giustizia europea. La scossa tellurica investe le concessioni demaniali marittime e la proroga automatica fino al 2020. Concessioni balneari che sono finite nel mirino dell'Avvocato generale presso la Corte di Giustizia dell'Unione Europea, nello specifico quelle che fruiscono di una proroga fino al 31 dicembre del 2020. La pronuncia dell'Avvocatura data 25 febbraio e stabilisce l'obbligo – sulla base della direttiva Bolkestein 2006/123 – di gare imparziali e trasparenti. Il massimo organo giuridico dell'Unione Europea sgretola quindi il principio dell'automatismo della proroga.
Il caso Loiri Porto San Paolo.Il principio che potrebbe rivoluzionare i criteri di assegnazione delle concessioni sul demanio marittimo per l'esercizio di attività turistico-ricettive (in primis) ma anche campi boa, piattaforme e molto altro, nasce da un ricorso contro il Comune di Loiri Porto San Paolo presentato da alcuni imprenditori balneari, con il supporto del Sindacato italiano balneari, all'indomani dell'approvazione del Pul nel 2012, in base al quale l'amministrazione, allora guidata dal sindaco Giovanni Inzaina, non applicava la proroga delle concessioni fino al 2020 ma chiedeva che queste venissero rinnovate (totalmente ex novo) ogni anno. Gli imprenditori balneari gestivano attività turistico- ricreative in alcune aree del demanio marittimo del Comune di Loiri-Porto San Paolo sulla base di concessioni della durata di sei anni (dal 2004 al 2010), poi prorogate di un altro anno. In previsione della stagione balneare 2012, essi presentarono richiesta formale di un provvedimento di proroga; ma stante il silenzio dell'amministrazione, decisero di avviare l'attività. Il Comune successivamente pubblicò invece un avviso per l'assegnazione di sette concessioni, alcune delle quali in aree già oggetto di concessione ai ricorrenti.
Davanti alla Corte Ue. Ecco dunque che dopo una serie di ricorsi e contro ricorsi tra assegnatari di concessione, Comune, Provincia di Olbia-Tempio e Sib, si giungeva alla decisione del Tar Sardegna di dover sottoporre alla Corte di Giustizia dell'Unione europea, con rinvio pregiudiziale, la questione inerente la compatibilità con il diritto dell'Unione europea delle norme nazionali che prevedevano la proroga automatica del termine di durata delle concessioni demaniali marittime inerenti attività turistico-ricettive fino al 2020.
Rischio per 600 attività sarde. Ora si tratta di attendere la formulazione del parere dell'Avvocatura e la decisione della Corte di Giustizia europea. Ma il rischio di perdere la concessione esiste ed è fondato. In ballo solo in Sardegna più di 600 attività e oltre 4mila addetti stagionali, tra diretto ed indotto. «Aspettiamo che venga depositata la sentenza ma siamo pronti ad opporci – spiega Claudio Del Giudice, vice presidente vicario regionale del Sib, il sindacato balneari – le nostre attività sono seriamente a rischio, non abbiamo idea di quello che accadrà ma si aprono scenari non positivi». Parliamo a livello nazionale di un settore che annovera oltre 30 mila attività. Per questo il Governo ha allo studio un progetto di legge di riforma dell'intera materia del demanio marittimo, con la necessità immediata di stringere un negoziato a livello europeo sui tempi delle concessioni e degli eventuali indennizzi. (g.m.)
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