Gli albergatori in campo: le scelte si fanno con noi
Il presidente della federazione, Paolo Manca, lancia un segnale alla Regione: «Il turismo sardo non è ascoltato, dovete tenere conto del peso della Gallura»
OLBIA. «Non possiamo più consentire che il turismo venga osservato e trattato come un settore di secondo piano». Paolo Manca, presidente di Federalberghi Gallura e della stessa associazione regionale, da un anno e mezzo circa (quando è stato designato al vertice dagli associati sardi) lavora in modo intenso a ricomporre e potenziare il sistema delle imprese di comparto e del settore specialistico che lo impegna anche nelle attività private: le aziende alberghiere. Una rete che nell’area gallurese rappresenta il 45 per cento della “macchina” regionale. «Nonostante ciò, finora non abbiamo fatto sentire quanto serve la nostra voce. Non possiamo più stare in disparte, senza intervenire nello scenario regionale», dice senza mezzi termini Paolo Manca. Parole destinate ai tanti operatori associati di Federalberghi-Confcommercio, ma indirizzate anche alla Regione, alla politica e alle amministrazioni, giù, a scendere fino ai consigli comunali dei centri più piccoli. Perché questi sono quelli «che non scommettono sul turismo».
La svolta. Il presidente non ha dubbi: il settore deve imporre un’inversione di tendenza. Ovvero: stare in prima fila e imporre sul tavolo della politica le proprie istanze. Si tratta, spiega Paolo Manca, di annullare le distanze: «Mentre loro non scommetterebbero sul turismo, le imprese hanno necessità di maggiore attenzione, sia gli albergatori e sia il commercio e i servizi, perché dalla loro integrazione e dalle sinergie operative che possono sviluppare dipende la capacità di crescita del territorio». Primo passo della virata, «le proposte che devono nascere dal basso». Obiezioni e aspettative non sono generiche. I primi numeri a parlare sono quelli delle risorse finanziarie. La Regione mette in campo per il turismo una disponibilità di 7 miliardi e mezzo, ma la spendibilità reale non è superiore ai 2.5. Briciole, osservano gli albergatori, di fronte a un comparto turistico che vale il 7 per cento del Pil (prodotto interno lordo) della Sardegna. L’unità. Uno scenario poco incoraggiante per chi è convinto di «volere e dovere guardare al futuro». Lo stato d’animo tra gli operatori è quello di chi vorrebbe essere ascoltato. La volontà di reazione non manca, il presidente cerca di cucire l’unità di intenti e far crescere la forza degli imprenditori. Come fare? «Come albergatori siamo stati dei gentlemen, ci siamo interfacciati con misura, ma spesso lo schema della Coldiretti, di mettere in campo spesso la protesta davanti al palazzo della Regione, ha dato migliori risultati». Paolo Manca non ragiona sulla strategia dell’ascolto quanto sui dati di fatto finali: in termini di sostegno economico – dice – l’agricoltura ha avuto ben più che il turismo.
La filiera. «Non è riconosciuto il nostro peso», insiste il presidente. Porta ancora a conforto i numeri per sostenere «che le strategie devono nascere anche da qui», quindi «dobbiamo dire la nostra perché le direttrici dello sviluppo devono essere anche le nostre». Su dodici milioni in Sardegna, in Gallura sono registrate cinque milioni di presenze turistiche, 4.7 delle quali sulla costa.
L’assessorato. All’assessorato regionale diretto da Francesco Morandi viene riconosciuta qualche significativa apertura, per esempio un atteggiamento nuovo nella destinazione dei fondi. Elemento decisivo nella determinazione dell’interesse turistico saranno le “porte d’accesso”, vale a dire porti e aeroporti. Olbia fa registrare oltre due milioni di passeggeri, dei quali 1.7 sono turisti. Insomma, la voce degli albergatori avrà toni più forti e autorevoli anche con il “tavolo” di confronto con le altre associazioni di categoria di imminente istituzione.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
