La Nuova Sardegna

Olbia

«A testa alta per costruire una città internazionale»

di Giampaolo Meloni

«Ho una certezza: vincerò la competizione nello schieramento e sarò il sindaco» L’imprenditore nei servizi per la nautica parla del suo progetto politico

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OLBIA. Tanti anni in giro per il mondo. Sempre dalla parte del mare. Le rare volte che si è inoltrato al di là delle Alpi, all’interno dell’Europa, è stato perché doveva sistemare qualche affare d’impresa anche in quel caso affine al mare. «A un certo punto decisi di fermarmi, circa quindici anni fa». Non per stanchezza, nè per oziare sulla terraferma. «No, per fare impresa, per dare corpo al sogno di costruire economia, lavoro, sviluppo per gli altri, a beneficio di tutti». L’impresa è nata e cresciuta, pure bene, anzi, un successo che ancora non si ferma. E per quelle stesse ragioni Renato Azara, al giro di boa dei 59 anni, imprenditore internazionale, padre di tre figli di 21, 8 e cinque anni, ha deciso di occuparsi d’altro.

Il sovranismo. «Ci ho pensato tanto e mi sono detto: è arrivato il momento di dedicarmi alla politica». Ed eccolo qui, dopo tre anni nel Partito dei Sardi modellato dal consigliere regionale Paolo Maninchedda sui pilastri ideali del sovranismo, di cui è stato anch’egli tra i promotori, Renato Azara è uno dei cinque in corsa per le primarie della Coalizione Civica e Democratica, lo schieramento largo del centrosinistra.

Vittoria certa. Da buon imprenditore non guarda il mondo dal basso, i suoi non sono gli occhi del timido. Scommette, rischia e si butta affrontando da pari a pari l’obiettivo. Entra senza riserve nella competizione elettorale: «Voglio vincere le primarie e voglio fare il sindaco. Per questo partecipo. E se vincerò le primarie, non ho dubbi: saro io il sindaco». Perché i cittadini di Olbia dovrebbero votare per lei? «Perché sono il nuovo nella politica». Meglio perciò cacciare via subito i retropensieri del velenificio elettorale: «Sia chiaro, chiedo i voti per la crescita del territorio non certo per ricavarne benefici personali. Voglio regalare i miei prossimi dieci anni alla crescita della città e del territorio».

L’impresa leader. Le origini anagrafiche lo tengono legato a San Pantaleo. E al mare, ovviamente. Da qui nasce forse la sua azienda di servizi per la nautica con sede centrale a Olbia, certificata da un osservatorio specializzato danese al primo posto in Italia e al settimo nel mondo per qualità e fatturato. Fornisce prodotti agroalimentari ai super yacht. Quando è cresciuta la domanda dei prodotti alimentari biologici, non ha neppure pensato all’importazione, ha preferito convincere qualche giovane volonteroso a impiantare orti biologici, coltivare i prodotti e acquistarli lui. Rapporti internazionali costruiti con impegno e confronto diretto.

Guardare al futuro. «Dal mio modello immagino Olbia e la Gallura: un territorio che deve avere la capacità di programmare e pianificare in grande, guardando al futuro, che sappia confrontarsi alla pari con qualsiasi interlocutore. Non chiedere “volete investire”, “venite da noi”, sempre a svendere il nostro patrimonio. No, dobbiamo essere noi a imporre le scelte, i modelli, a essere protagonisti innanzitutto con le nostre amministrazioni».

Impresa e politica. Lavoro e politica, dice, «purché vadano insieme». È l’impronta che lo portò a sposare il progetto di Maninchedda. Traduzione e applicazione sul posto? «Il Cipnes, Confindustria, L’autorità portuale e così via: non devono essere ciascuno distaccato dall’altro, spesso in contrasto e con scelte sovrapposte. Dovranno essere tutti soggetti presenti nell’ufficio del sindaco».

Il turismo spalmato sulle quattro stagioni e la città digitale realizzano un altro matrimonio irrinunciabile per Azara. «Rapidità e precisione nelle comunicazioni, voce in capitolo sulla Costa Smeralda, dove dobbiamo avere parte sulle linee d’investimento. Basta con il baratto metri cubi in cambio dell’investimento». La matrice politica sovranista non confligge con gli investitori stranieri, internazionali, come il Qatar? «No, purché non stiamo a guardare dal basso verso l’alto».

Pianificare. Navigare verso mete lontane: ecco la metafora di vita e il binario per fare l’amministratore. «La città deve vivere meglio il mare», insiste colui che conta di essere il futuro “sindaco marinaio”. In quel caso, quale sarebbe il primo obiettivo? «Una squadra forte e molto qualificata per mettersi a studiare, capire, progettare, pianificare e trovarci, dopo i primi cento giorni, nella condizione di poter dire la nostra, con peso e autorevolezza, di fronte a chiunque e poter costruire il benessere per tutti. La persona, innanzitutto».

Gli avversari. Scenari che male si sposano con la galassia politica dell’indipendentismo. «Un mondo chiuso. Io sogno la Catalogna, Barcellona», taglia corto Azara. Se vince le primarie uno dei suoi competitori? «Spero con la mia lista di avere un risultato ottimo che ci permetta un posto di rispetto nella coalizione». Se non sarà sindaco? «Direi che sarò il vicesindaco o forse l’assessore del Turismo». Non teme il centrodestra? «Se non vinco io le primarie c’è il rischio che vinca il centrodestra».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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