Merone: «Il chiosco riaprirà a maggio»
Parla l’imprenditore vittima dell’attentato. «Sospetti? Nessuno. Sono in regola, prendo solo multe per divieto di sosta»
OLBIA. Distrutto. Il chiosco di Nuccio Merone sulla spiaggia di Marinella non è neppure da abbattere: va ricostruito da capo. Della struttura in legno, aperta nel 2003, non resta praticamente niente, dopo l’incendio che l’ha avvolta per tre ore dalle 21 di avant’ieri.
Fiamme dolose, secondo la relazione dei vigili del fuoco di Olbia e dei carabinieri di Porto Rotondo. Per appiccare il rogo al “Regolo” sono stati usati una bombola del gas e del liquido infiammabile.
Un attentato. Una parola che Nuccio Merone, olbiese, ha avuto modo di ripetersi più volte in queste ore. Senza trovare - dice lui - una spiegazione. «Certo, mi hanno fatto un bel regalo per il mio compleanno...» spiega (ironicamente) chiarendo che tra una settimana compirà 50 anni.
Parla, Merone. Riflette, approfondisce, prepara la rinascita del suo chiosco, annuncia che a maggio - tempi delle indagini permettendo - sarà di nuovo in funzione.
«E’ un attentato? Non lo dico io - risponde Merone -, lo dicono i vigili del fuoco e i carabinieri. L’altra sera ero appena arrivato a Cagliari, mi stavo sedendo per cena, e ho dovuto tornare indietro a Olbia. Mi hanno chiamato per dirmi: “Nu’, t’hanno bruciato il chiosco”. Non ci volevo credere, invece è proprio così».
Niente cortocircuito, dunque. Sarebbe stato meglio, forse. «L’impianto elettrico c’è, ma le fiamme sono partite dalla veranda - spiega Merone -. Meglio o peggio, ora poco importa. Conta che il chiosco non c’è più».
«Se ho sospetti? No - risponde -. Non ho mai avuto problemi con nessuno. La mia è una delle tante attività sul mare. Una delle tante di Marinella. L’ho aperta 13 anni fa, mai un guaio».
Si blocca. E fa un’altra battuta. «Anzi, qualche problema con la legge ce l’ho - dice -. Sono uno che prende multe per divieto di sosta. Una dietro l’altra. Anche qualche giorno fa. Questo è il solo motivo per cui ho avuto a che fare con chi rappresenta la legge. So di non aver fatto mai del male a nessuno, anzi. Infatti oggi ho ricevuto almeno duecento telefonate di persone che mi volevano offrire la loro solidarietà, che volevamo darmi una mano a rimettere in sesto il chiosco. Questo mi aiuta molto».
Ora la struttura è sottoposta a sequestro. I magistrati devono fare le indagini. L’apertura del chiosco era stata già fissata: doveva essere il 25 aprile. Andrà probabilmente rinviata. Ma non di molto.
«Il mio compito ora è quello di aprire il prima possibile, spero e penso per la metà di maggio - dice Merone -. Non possono permettermi di saltare la stagione. Per me, che da lì vivo; per i miei due figli; per i miei dipendenti, almeno 12, tutti assicurati. Sono assicurato, mi sono mosso con il mio avvocato, sto aspettando il perito. Spero che i tempi tecnici delle indagini non siano lunghi. Rispetto il lavoro della magistratura, dei carabinieri e mi auguro che possano scoprire gli autori dell’attentato. Ma allo stesso tempo - conclude Merone - penso che le istituzioni mi aiuteranno. Aprire il prima possibile non solo vuole dire continuare un’attività, ma anche dare una risposta forte: Olbia non si ferma neppure davanti agli attentati».
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