La Nuova Sardegna

Olbia

Esproprio dell’ex Esit, ricorso dei proprietari

di Walkiria Baldinelli
 Esproprio dell’ex Esit, ricorso dei proprietari

Santa Teresa, il Comune ha fermato i lavori di restyling che aveva autorizzato Sel: «L’ente rischia di dover risarcire i proprietari per diversi milioni di euro»

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SANTA TERESA. Il tira e molla nelle trattative di esproprio dell’ex albergo Esit sono a un punto morto. La società proprietaria dell’edificio che si affaccia sulla torre di Longosardo non ha trovato un accordo col Comune. Per far valere le sue ragioni non esclude un ricorso al Consiglio di Stato.

La controversia. L’accordo iniziale prevedeva la cessione della prestigiosa area nel cuore del paese in cambio della concessione di eventuale cubatura per la realizzazione di un nuovo albergo su aree standard comunali, nei dintorni dello storico hotel o a Santa Reparata, oppure alla Filetta. Il Comune, una volta entrato in possesso dell’edificio, avrebbe demolito la struttura per realizzare una piazza e un parco. La proposta, che risale a circa otto anni fa, si è trascinata nel tempo. «Oggi sembra proprio che si sia arenata – dichiara Gigi Fratus a nome del coordinamento cittadino di Sel-Si – , chiediamo chiarimenti all’amministrazione, tanto più che l'idea di creare un polmone verde al posto della struttura rientrava nell’ottica di quel piano strategico tanto declamato in campagna elettorale dall’attuale maggioranza, che lo voleva condividere con i cittadini perché lo sviluppo del paese, aveva sottolineato, non deve essere solo economico, ma anche intellettuale, etico e sociale».

La storia. Col protrarsi delle trattative, la società proprietaria della struttura, “Hotel Esit Miramare srl”, nel frattempo aveva chiesto e ottenuto le concessioni edilizie per la ristrutturazione dell’edificio con tanto di cambio di destinazione d’uso: al posto dell’albergo dovevano sorgere alcuni appartamenti. Un anno fa di questi tempi, gli operai stavano lavorando nel cantiere di un'ala dell’ex Esit, l'altra parte è ridotta a scheletro. Poi il Comune, ultimato l’iter di esproprio, ha bloccato i lavori. «Con il fermo cantiere imposto dal Comune l’edificio è abbandonato da mesi – sottolinea il coordinamento Sinistra ecologia e libertà-Sinistra Italiana – anche questa estate la cartolina che si presenterà ai turisti non sarà certo bella».

Lo scenario futuro. Il valore potenziale di mercato dell’immobile, così come è si potrebbe aggirare intorno a 1 milione di euro, una volta completato sarebbe potuto salire sino a 4 o 5 milioni. «Se la controversia andrà avanti e la società ricorrendo al Consiglio di Stato dovesse far valere le sue ragioni, il Comune potrebbe essere costretto a sborsare, oltre all’ipotetico valore di mercato, anche l’ammontare dei danni subiti per il fermo cantiere – sottolinea Sel-Si –. Una cifra esorbitante per le casse comunali. A questo punto è indispensabile un chiarimento da parte del sindaco e degli amministratori. Ricordiamo che la proprietà vanta un diritto acquisito, visto che, nonostante la volontà della precedente amministrazione Pisciottu di riappropriarsi dell'area, allo stesso tempo l’ente aveva rilasciato concessioni edilizie per la sua ristrutturazione, con diverse varianti in corso d’opera».

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