Ortopedia e piede torto: la protesta di una neo mamma
OLBIA. Tiene stretta tra le braccia la sua bambina di due settimane appena, mentre racconta tutto il suo disappunto per «il trattamento inadeguato che – dice lei – ci è stato riservato all’ospedale...
OLBIA. Tiene stretta tra le braccia la sua bambina di due settimane appena, mentre racconta tutto il suo disappunto per «il trattamento inadeguato che – dice lei – ci è stato riservato all’ospedale di Olbia». Appena Alice (nome di fantasia) è venuta al mondo, i medici del reparto di ortopedia le hanno diagnosticato “il piede torto congenito di III grado”, una malformazione del piede che ne impedisce il normale appoggio a terra. Una doccia fredda. Inattesa. «Abbiamo scoperto questa malformazione solo al momento della nascita», raccontano. Ma lo sconforto è stato ancora più forte nel sapere che «né in città, né nel resto dell’isola, esiste l’ortopedia pediatrica – spiegano i genitori di Alice –. Così dalla pediatria, la neonata è stata trasferita in ortopedia dove le hanno messo il gesso. Ma quando siamo rientrati a casa, dopo alcuni giorni che aveva il gesso, ho visto che qualcosa non andava: la bambina aveva le dita dei piedi gonfi. Mi sono precipitata in ospedale e ho chiesto che le togliessero il gesso. Il piedino aveva delle ulcere. Ci ha fatto davvero male vederlo ridotto così. Allora le hanno messo un tutore provvisorio. Troppo grande per lei, che infatti lo sfilava in continuazione. Alla fine abbiamo deciso di rivolgerci altrove, in un centro specializzato di ortopedia pediatrica, a Trieste. Sperando che non sia troppo tardi. Siamo amareggiati e arrabbiati per l’assistenza ricevuta in ortopedia: riteniamo che la bambina non sia stata seguita adeguatamente, né tantomeno siamo stati indirizzati in una struttura competente». Ma il primario di Ortopedia, Peppino Mela, spiega che il trattamento a cui è stata sottoposta la piccola Alice è quello seguito regolarmente dal reparto, «illustrato anche alla madre, che aveva firmato il consenso informato». La terapia deve avvenire nelle prime settimane di vita del neonato e si effettua attraverso manipolazioni dell’arto, seguita poi dal gesso che deve essere sostituito settimanalmente. «Spesso questo trattamento è sufficiente alla correzione della malformazione – precisa –. In caso contrario, e sulla base della risposta del paziente, dopo il terzo mese si interviene chirurgicamente. Intervento che, a Olbia, viene eseguito dallo staff del reparto di Ortopedia». Mela spiega inoltre che «il gesso sollecita la posizione dell’ arto contro la malformazione, una torsione – dice – che può creare delle “abrasioni” dovute allo stiramento della cute che si possono presentare nonostante gli strati di cotone e bende». In merito al gonfiore nelle dita del piede lamentate dalla donna, l’ortopedico spiega che «nonostante l’edema delle dita non fosse significativamente rilevante, il gesso è stato tolto e “l’abrasione”, trattata e protetta con fitostimoline. Abbiamo sostituito il gesso con un tutore provvisorio che, in seguito alla guarigione dell’abrasione, sarebbe poi stato nuovamente sostituito con un altro gesso. Ma la madre in quell’occasione ha espresso la volontà di far seguire la figlia in un centro specializzato di ortopedia pediatrica». (t.s.)
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