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Olbia

Un omaggio commosso ai Sotgiu

Un omaggio commosso ai Sotgiu

Sulla tomba dei due “Giusti” a Tavolara deposti da Lina Kantor dei piccoli sassi

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OLBIA. Dei piccoli sassi provenienti da Città del Capo, Sudafrica, che hanno toccato il suolo di Tavolara e si sono adagiati sulle tombe di Girolamo Sotgiu e Bianca Ripepi Sotgiu, i "Giusti delle Nazioni". A posarli la testimone vivente del grande coraggio dei due coniugi con origini olbiesi: Lina Amato Kantor, la bimba che all'età di 8 anni a Rodi era stata adottata dalla famiglia Sotgiu e inserita grazie a loro in una lista del console turco che evitò a molte persone la deportazione ad Auschwitz. La Storia che si intreccia con le storie di uomini e donne eroi per caso, in una di quelle vicende che rendono straordinarie vite del tutto ordinarie. Non lo erano quelle dei coniugi Sotgiu, insegnanti nella colonia italiana di Rodi durante la Seconda Guerra mondiale. La vita che i coniugi Sotgiu salvarono dall'abominio nazista, ha generato altri figli. La "figlia adottiva" della famiglia Sotgiu, insieme alla "sorella" Federica Sotgiu, ha deciso di intraprendere questo viaggio a Tavolara, che ha il senso di una testimonianza di gratitudine. Lina Amato Kantor è arrivata ieri a Olbia insieme ai figli e ai nipoti, uniti (anche se abitano in diverse parti del mondo) nel ricordo dei coniugi Sotgiu. «Non sono più con noi, ma li conservo nel mio cuore - ha ricordato commossa Lina Kantor - ho trovato in loro un'altra famiglia che mi ha salvato. Allora ero solo una bambina di 8 anni, pensavo di essere a Rodi in vacanza, non sapevo che cosa stesse succedendo». «Chi salva una vita, salva il mondo intero»: risuona nell'aula della giunta comunale di Olbia, davanti al sindaco, Gianni Giovannelli, ai ragazzi del liceo Mossa e del Panedda, all'associazione dei partigiani, la frase impressa sia nel Talmud che nel Corano e che rappresenta al meglio la vita di Girolamo Sotgiu e Bianca Ripepi Sotgiu. Accanto a Lina, tutta la famiglia. Ma è il figlio a ringraziare la città, colui che scoprì questa incredibile storia, nel luglio del 2014, durante una cerimonia in ricordo della comunità ebraica di Rodi, attraverso il libro "Da Rodi a Tavolara", scritto da Bianca Ripepi Sotgiu. Così ieri i piccoli sassi della città dove vive la Kantor hanno incontrato la sabbia di Tavolara. Sulle tombe di Bianca e Girolamo Sotgiu, dove in epigrafe resta una frase che è un monito: "Ne è valsa la pena". (g.mele)

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