PITTULONGU, L’ULTIMA SPIAGGIA OGGI I TURISTI SFIDANO I LIQUAMI
di MARCO BITTAU Basta uno scarico fognario a fare scempio della proverbiale bellezza delle spiagge olbiesi? Certamente no, ma l’incuria e il degrado del litorale non promettono nulla di buono in...
di MARCO BITTAU
Basta uno scarico fognario a fare scempio della proverbiale bellezza delle spiagge olbiesi? Certamente no, ma l’incuria e il degrado del litorale non promettono nulla di buono in vista della stagione turistica ormai alle porte. Eppure agli amministratori comunali (soprattutto quelli ricandidati alle prossime elezioni) costerebbe ben poco provare a conquistare qualche voto in più a Pittulongu, semplicemente sistemando una volta per tutte le infrastrutture primarie ancora oggi vecchie, inadeguate, precarie.
Sì, perché il turismo non è fatto solo di chioschi bar, ombrelloni e sedie sdraio. Il Comune si è dotato finalmente di un importante strumento come il Pul (il Piano di utilizzo del litorale), ma ancora troppo poco è stato fatto per garantire acqua, fogne, strade decenti e illuminazione pubblica alle borgate nate e cresciute a ridosso delle spiagge.
In questo senso la vicenda di Pittulongu è emblematica. Era un agglomerato di villette formato vacanza, ma ben presto è diventata una città nella città: migliaia di abitanti d’estate, tenebre e silenzio d’inverno. Il classico modello di insediamento urbano stagionale, tipo villaggio turistico. Eppure ci sono tante famiglie olbiesi che vivono lì tutto l’anno e che ogni giorno devono fare i conti con i servizi carenti o la rete fognaria in tilt. Pittulongu, infatti, nel bene e nel male, è l’esatta riproduzione in scala di Olbia: cresciuta in fretta e in modo disordinato. È agitata dallo stesso demone: quello spirito pionieristico e di nuova frontiera che in altri tempi ha prodotto fortuna e benessere in Gallura ma che oggi segna un po’ il passo. Così negli ultimi anni una valanga di cemento e mattoni si è abbattuta sul costone di fronte al mare, mentre i servizi non sono certo adeguati al numero degli abitanti insediati o di cui si è previsto l’insediamento negli anni a venire. Alla fine di questa giostra, bastano poche gocce di acqua piovana per mandare in tilt un impianto di sollevamento delle acque nere. Poi un fiume di liquami che attraversa la spiaggia e scivola in mare. Oggi, domenica di Pasqua, quel canale scavato sulla sabbia è ancora lì ad accogliere i primi turisti in vacanza.
@marcobittau
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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