Incidente sul lavoro: patteggia il direttore della Secit Sardegna
Nel maggio del 2013 un operaio rimase ucciso a Parapinta L’uomo lavorava agli impianti di compostaggio dei rifiuti
TEMPIO. Si è aperta ieri, davanti al gup del tribunale di Tempio Vincenzo Cristiano, l’udienza preliminare relativa alla morte di Antonio Cusseddu. Per la morte dell’operaio di 51 anni, che rimase stritolato da un nastro trasportatore all’interno dello stabilimento di riciclaggio dei rifiuti solidi di Parapinta, nella zona industriale di Tempio, la procura della Repubblica ha chiesto il rinvio a giudizio di otto tra responsabili, dirigenti e tecnici della società di servizi che gestisce gli impianti, la Secit Spa di Torino.
Ieri mattina, dopo lo stralcio della posizione processuale richiesta dal difensore, uno degli indagati – Alessandro Canovai dirigente di Secit Sardegna Spa – ha chiesto e ottenuto di patteggiare la pena, quantificata in un anno e dieci mesi di reclusione tra il pubblico ministero Roberta Guido e il difensore, l’avvocato Andrea Parlatore di Roma. Il gip Elisabetta Carta na ritenuto equa la pena, applicandola all’imputato. Prosegue invece l’istruttoria dibattimentale per gli altri indagati Rosario Carlo La Diega, Francesco Bonfiglio, Andrea Eleuteri, Pietro Paolo Desole, Jeanne Francine Murgia, Costantino Azzena e Pietro paolo Stangoni (assistiti dagli avvocati Gerolamo orecchioni, Gian Mario Lisca, Enrico Gatto, Cinzia Tirozzi e Renata Natale), tutti accusati di non aver predisposto le adeguate misure si sicurezza nella linea di trattamento di rifiuti che convogliava, triturava e compattava carta e cartone, dov’era rimasto incastrato lo sfortunato operaio. Ieri, dopo la richiesta di rinvio a giudizio sollecitata dal Pm Roberta Guido, ha parlato uno dei difensori, l’avvocato Pietro Diaz, quindi l’udienza è stata aggiornata al 1 giugno per la discussione degli altri legali. I familiari dell’operaio deceduto sul lavoro si sono costituiti parte civile con l’avvocato Domenico Putzolu.
Antonio Cusseddu, addetto agli impianti di compostaggio di Tempio gestiti dalla Gesenu, nel maggio del 2013 stava eseguendo un intervento di manutenzione su un nastro trasportatore della linea del cartone quando il braccio destro gli si era impigliato nel nastro trasportatore, che si era rimesso in moto all’improvviso. L’operaio, rimasto gravemente ferito, era morto dissanguato in poco tempo. All'arrivo dei colleghi, che avevano sentito le urla, l'uomo era già privo di sensi. Ai soccorritori si è presentata una scena agghiacciante, con sangue ovunque e difficoltà per il recupero del cadavere, rimasto incastrato nell'apparecchio. Oltre agli operatori del 118, sul posto arrivarono i carabinieri della compagnia di Tempio e il magistrato di turno.
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