«Salis non può stare in carcere»
La battaglia dell’avvocato Tamponi per il suo cliente affetto da grave malattia
OLBIA. Continua la battaglia dell’avvocato Luca Tamponi, difensore di Alessio Salis, uno degli arrestati nell’ambito dell’inchiesta per il traffico di coca, che chiede per il suo assistito una misura meno restrittiva rispetto al carcere. Il tuttio giustificato dalle gravi condizioni di salute del suo cliente. Alessio Salis, gestore di un night club di Olbia, è costretto da una malattia su una sedia a rotelle. La sua disabilità totale, che prevede anche l’accompagnamento e l’utilizzo di letti e presidi sanitari adeguati alla malattia di cui è affetto, «non è compatibile con lo stato di detenzione a cui è stato sottoposto – ha spiegato ieri il difensore dell’uomo, l’avvocato Luca Tamponi –, in quanto impossibilitato ad espletare, non essendo autonomo, anche i bisogni più elementari».
Così, sin dal momento in cui è stato deciso l’arresto e la detenzione del suo assistito, l’avvocato difensore ha sollecitato al giudice per le indagini preliminari un provvedimento meno restrittivo che consenta al suo assistito di poter rientrare nella sua abitazione, dove vi sono le adeguate strutture di supporto e dove gode di una assistenza familiare complet».
In un paio di comunicazioni inviate alle autorità competenti ieri, l’avvocato Luca Tamponi intanto rileva come «dall’ingresso in carecere, come riferito da lui stesso, Alessio Salis è stato collocato in una cella comune. All’assistenza e all’accompagnamento di Salis provvede, per un atto di umanità e cortesia, un compagno di cella. Il letto della cella ha una sbarra in metallo che rende difficoltoso l’accesso allo stesso e il materasso non ha le caratteristiche antidecubito ragion per cui il mio assistito lamenta già piaghe da decubito».
La situazione è seria, rugente e indifferibile. Le condizioni di Sali – rileva con forza l’avvocato Tamponi – non sono compatibili con la detensione all’istituto di pena di Bancali»
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