La Nuova Sardegna

Olbia

Furti, 9 patteggiano: espulsi dall’Italia

di Giampiero Cocco
Furti, 9 patteggiano: espulsi dall’Italia

In tribunale gli autori di almeno una ventina di colpi nel nord dell’isola nel giro di un anno: bottino di 300mila euro

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OLBIA. La banda dei romeni capeggiata dai fratelli Danut e Florin Vaduva – un sodalizio composto da nove persone specializzato nei furti in appartamenti, esercizi pubblici e uffici comunali – ieri mattina ha patteggiato pene varianti dai due ai tre anni di reclusione. Per gli imputati, alcuni dei quali assistiti dall’avvocato Rosa Cocco, il gip Elisabetta Carta si è riservata di applicare con la pena (su richiesta del pubblico ministero Angelo Beccu) anche un provvedimento di espulsione immediata dal territorio nazionale motivato dall’alta pericolosità sociale.

La banda era composta dai fratelli Danut (33 anni), da Gheroghe "Jonny" Cringus, Sorin Gigi "Soare" Patru, Gabriel Alexandru "Gaby" Atanasoaie, Sever Marian "Tava" Cretulescu e Victor Ionut "Schelet" Micu. Oltre le fidanzate di due degli indagati, Crina Ionela Alicai e Flori Adriana Vitez. Il gruppo si muoveva da Olbia, dove aveva la base, mettendo a segno furti in ogni angolo del nord Sardegna, da Valledoria a Ozieri, passando per la Costa Smeralda, numerosi appartamenti di Olbia, Porto Ottiolu e il comune di Loiri Porto San Paolo, dove dall’ufficio anagrafe vennero rubati timbri e carte di identità in bianco. Documenti che erano stati poi utilizzati dal falsario della banda – che sul profilo Facebook sosteneva di appartenere a una fantomatica «associazione internazionale furti e rapine» per fornire false identità a connazionali con problemi di giustizia in Romania. La banda aveva agito nel nord Sardegna dall’estate 2014 sino al settembre 2015, quando erano scattate le manette nel corso dell’operazione “Full time” portata avanti dai carabinieri di Olbia, Porto Torres, Valledoria e Sassari, dopo che erano stati denunciati oltre venti colpi messi a segno dalla sodalizio criminale. Notevole il bottino, ancora introvabil: oltre trecentomila euro tra danaro contante, gioielli, attrezzature da lavoro e strumentazione elettronica. Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore di Tempio Angelo Beccu, avevano portato i sette in carcere e agli arresti domiciliari le due donne. Il processo si è chiuso ieri con il patteggiamenti dei nove imputati, ai quali sarà notificata, una volta sentenziato dal gip, l’ordinanza di espulsione dal territorio nazionale. L’unico bottino recuperato, grazie ad una “soffiata” giunta al comando della polizia locale di Olbia, fu quello composto dai documenti e dai timbri trafugati nel 2015 al comune di Loiri Porto San Paolo. Era nascosto in campagna, sotto un cumulo di sassi sistemati a croce, per individuare il nascondiglio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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