Il drone riprende i liquami di Pittulongu
Allarme ambientale, la polizia locale chiude l’attività investigativa e arricchisce il dossier della Procura
OLBIA. Il via libera arriva dalla torre di controllo dell’aeroporto poco dopo le 10 del mattino. Lo spazio aereo è chiuso (rimarrà così per più di un’ora) e il drone della polizia locale può alzarsi in volo. Ha un compito ben preciso, l’”agente speciale” telecomandato: filmare ogni angolo della baia di Pittulongu dove, da più di un mese, è scattato l’allarme inquinamento. Sì, perché lì, come capita in ogni stagione e dopo ogni temporale, continua lo sversamento degli scarichi fognari che tracimano dai tombini, invadono strade e cunette, riempiono la zona e giungono a pochi passi dal mare. Un caso, l’ennesimo, di cui si sta occupando la procura di Tempio che, dal dopo-alluvione (per le sue inchieste) ricorre spesso all’aiuto del drone. L’indagine per far luce su ciò che sta accadendo a Pittulongu è scattata dopo le numerose denunce presentate da Nino Sini, titolare del ristorante Nino’s e dell’Hotel Stefania. E’ da 40 anni che protesta, e anno dopo anno «vedo solo la situazione peggiorare».
In queste settimane gli uomini della polizia locale hanno svolto tanti sopralluoghi confermando sia lo sversamento delle acque reflue fognariere che il delicato problema dell’erosione di strada e spiaggia. Secondo Sini «gli impianti di sollevamento sono inadeguati e nulla è stato fatto per evitare che la situazione precipitasse». E’ per questo che l’operatore turistico mette sotto accusa Abbanoa (“che dovrebbe preoccuparsi della manutenzione e del buon funzionamento della fognatura”), oltre a Comune e Asl (“i quali dovrebbero tutelare la salute dei cittadini”). Parole, queste, che lo stesso Nino Sini ricorda mostrando la sua ultima denuncia presentata al comando della polizia locale una settimana fa e dopo la quale è stato deciso di chiudere l’attività investigativa con l’intervento del drone. «Dobbiamo eseguire un’attenta mappatura della zona - ha detto Gianni Serra, comandante della polizia municipale -, accertare tutte le criticità e confermare l’eventuale danno ambientale. Con le riprese fatte ieri grazie al drone, si aggiungono, attraverso le immagini, ulteriori elementi al dossier che ha già in mano la Procura».
«Ho chiesto all’autorità giudiziaria di intervenire - spiega ancora Nino Sini - perché un paradiso come Pittulongu è diventato il “cesso della Gallura”. Qui vivono stabilmente duemila abitanti tutto l’anno e ancora oggi quando piove, tutta la frazione si allaga, i liquami fuoriescono dai tombini e il risultato finale è un grave danno all’ambiente. Soltanto la via Tramontana, che dalla strada per Golfo Aranci porta alla spiaggia e che circoscrive la piana, diventa una puzzolente estensione liquida impraticabile e difficilmente transitabile anche dalle auto. Senza dimenticare che l’accesso alle abitazioni della zona viene precluso. Insomma, se ci sono dei colpevoli, è giusto che paghino». (s.p.)
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