La Nuova Sardegna

Olbia

Espropri per l’ospedale, la Asl condannata

Espropri per l’ospedale, la Asl condannata

Sentenza del Tar: l’azienda dovrà pagare due milioni e mezzo di euro a causa di errori procedurali

2 MINUTI DI LETTURA





OLBIA. Un’esproprio risalente al 2006 con procedure evidentemente non completate, costa ora all’Asl2 di Olbia un esborso di 2.580.000 euro. La vicenda riguarda l’esproprio dei terreni di Tannaule per la realizzazione del lotto 1 dell’ospedale Giovanni Paolo II. Il ricorso delle famiglie Calvisi e Carta (legali Stefano Asara e Giovanni Carta) è durato tanti anni, ma alla fine il Tar ha condannato l’azienda sanitaria a rifondere i proprietari dei terreni. La vicenda giudiziaria si è trascinata ulteriormente per alcuni anni perché occorreva stabilire, oltre che la cifra del risarcimento danni, anche chi doveva (fra Regione Sardegna e Asl) essere chiamato all’esborso. E questa divisione fra la Regione stessa e l’Asl2 è stata sottolineata proprio nel dispositivo della sentenza: «nell’udienza si era manifestato il contrasto tra Asl2 di Olbia e Regione Sardegna in ordine all’individuazione del soggetto pagatore, contrasto che aveva impedito la conclusione dell’accordo transattivo». Il contrasto è stato definitivamente risolto dai giudici amministrativi di piazza del Carmine a Cagliari. «Non c’è dubbio – si legge nella sentenza del Tar firmata dal presidente Francesco Scano – che l’intera procedura espropriativa, compreso l’onere di far fronte al corrispettivo dell’acquisizione dell’area sia riconducibile all’azienda sanitaria di Olbia. Essa infatti ha preso avvio con l’approvazione, avvenuta con delibera del direttore generale dell’Asl2, della progettazione definitiva ed esecutiva per la realizzazione dell’ospedale. Ed è la stessa Asl che ha posto in essere tutti gli atti della procedura espropriativa che ha portato, con delibera del direttore generale del 27 dicembre 2006, all’acquisizione al suo patrimonio dell’area per cui c’è la causa».

L’Asl in una nota, proprio ieri, ha affermato che non esisteva alcun contrasto fra la stessa azienda e la Regione su chi dovesse pagare. In ogni caso l’Azienda sanitaria dovrà provedere al risarcimento entro 90 giorni «anche al fine – si legge ancora nella sentenza – di scongiurare il prodursi di ulteriori danni».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il provvedimento

Abusi edilizi e scarichi irregolari: chiuso il ristorante “Sapore di mare”, ex Chicca Piperita

di Argentino Tellini
Le nostre iniziative