Trivelle, al voto in 4mila: il 95% si esprime per il sì
I candidati sindaci avevano dichiarato la contrarietà al rinnovo delle concessioni Careddu: «Mi consola il dato della partecipazione». Nizzi: «Disamore al voto»
OLBIA. Le trivelle non bucano, almeno per quanto riguarda la democrazia diretta. Sulla barriera quorum si infrange il quesito referendario e lo schieramento univoco e trasversale dei candidati sindaco per le prossime elezioni a Olbia. La cittá si colloca intorno al 32%, poco sotto la media regionale, ma sopra quella della Gallura. Pochi decimi, niente di trascendentale. A dimostrazione che il sì vince convintamente (95% in città), ma a trionfare è l'astensionismo. «Rispetto il risultato del referendum: il quorum non è stato raggiunto e questo ci impone una riflessione sulla nostra capacità di spiegare la posizione sulla politica energetica – sottolinea Carlo Careddu, candidato sindaco per la Coalizione civica e democratica - senz'altro sull’esito del voto ha pesato la strumentalizzazione di chi ha trasformato il referendum in un giudizio politico sul governo Renzi». «Mi consola in parte il dato della partecipazione dei miei concittadini – continua Careddu – sono andati a votare 14.204 olbiesi, circa il 43% di coloro che hanno votato alle elezioni comunali del 2011. Di questi il 95,29% ha votato per il sì». Nessun riconoscimento mediatico a Renzi, ma la presa d’atto di un disamore del cittadino per la politica emergono nel commento di Settimo Nizzi. «Gli italiani e i sardi sono stanchi di votare per cose importanti ma alle quali la politica non riconosce il giusto peso – spiega il candidato di Forza Italia – c'è disaffezione davanti allo strumento di democrazia diretta perché le persone pensano che anche votando nulla cambierà». Tra i protagonisti della battaglia per il sì a Olbia ci sono stati anche Vanni Sanna e Marco Balata. «Mi aspettavo molta più partecipazione, anche in considerazione della riforma costituzionale che toglierá alla Regione la potestá concorrente - sferza Vanni Sanna, candidato della Coalizione civica per Olbia - non vorrei che si facesse della Sardegna carne di porco. Mi aspettavo che almeno da noi si raggiungesse il quorum, ma nonostante il nostro sforzo anche a Olbia non si è raggiunta una coscienza sui motivi del voto». Una linea che segue anche Marco Balata. «L'elettorato ha preferito stare a casa, Olbia poteva dare un segnale forte ma credo ci sia stata poca informazione – spiega il candidato con L'Altra Olbia – su un grande tema come quello oggetto del referendum. Io abolirei il quorum su questioni di valore civile, per dare davvero voce all'elettorato». Chiude Maria Teresa Piccinnu, candidata sindaco per il Movimento 5 Stelle: «C'è gente che ha dato la vita per il diritto di voto, questi numeri sono uno schiaffo alla democrazia partecipata, comunque ringraziamo tutti gli olbiesi che hanno votato in maniera compatta per il sì e hanno dimostrato di credere nella democrazia. Li aspettiamo tutti il 5 giugno».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
