In via San Michele ritornano le ruspe
Operai al lavoro tra ponti e canali, ma protestano gli abitanti: una condotta strozzata impedisce il deflusso dell’acqua
OLBIA. Di nuovo le ruspe al lavoro tra via San Michele e via Santa Chiara, uno dei quartieri devastati dalle alluvioni del 2013 e del 2015. Lì, in un temibile reticolo di case, canali e barriere di cemento, spunta ancora un ponte-tappo già finito nell’inchiesta bis sull’alluvione condotta dalla Procura di Tempio. Ieri mattina gli operai del Comune hanno aperto (e chiuso in serata) un cantiere per sistemare i sottoservizi, ma in pochi minuti si è scatenata la reazione degli abitanti: «Lavori inadeguati». I residenti, infatti, da anni ormai denunciano una pericolosa strozzatura nella condotta per il deflusso dell’acqua. Tante proteste al punto che in via San Michele alla fine sono arrivati gli agenti della polizia locale, inviati dal comandante Gianni Serra per verificare lo stato dei lavori. La relazione degli agenti finirà adesso sul tavolo del procuratore Domenico Fiordalisi che sta indagando sui ponti e i canali tombati di Olbia.
L’incubo dei cittadini di via San Michele è una grande condotta per il deflusso dell’acqua che a un certo punto si strozza diventando il tappo che ha prodotto conseguenze devastanti nel quartiere. L’area era già stata sequestrata nell’estate 2015 e poi dissequestrata per effettuare un primo intervento strutturale per la messa in sicurezza. Si tratta di congiungere due condotte, ma si attende ancora un intervento radicale e definitivo per garantire il delusso dell’acqua in sicurezza.
Intanto in via San Michele e dintorni avanza spedita l'inchiesta delle Procura (quella scattata dopo la seconda alluvione, il 2 ottobre 2015) che sul posto ha già inviato, a più riprese, gli ispettori per verificare lo stato (inquietante) dei luoghi. L’ultimo sopralluogo risale al gennaio scorso quando gli ispettori, assistiti dagli agenti del comando di polizia locale hanno passato al setaccio i ponti e il canale, anche con l'ausilio di una piccola ruspa. Hanno scattato fotografie, riempito blocchi di appunti e raccolto testimonianze, poi sono andati via, a Tempio. Che la Procura si fosse mossa per tempo dopo l'alluvione bis del 2 ottobre si sapeva. Lo stesso procuratore Domenico Fiordalisi pochi giorni dopo il ciclone aveva anche effettuato un sopralluogo nella zona del rio Siligheddu, esattamente dove era stato abbattuto per evitare guai peggiori il ponte-tappo in via Vittorio Veneto. (m.b.)
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