La Nuova Sardegna

Olbia

Monte Pino: il processo è tutto da rifare

di Giampiero Cocco
Monte Pino: il processo è tutto da rifare

La mancata notifica a uno degli indagati porta alla restituzione degli atti al Pm. La protesta dei familiari delle tre vittime

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OLBIA. Sull’altipiano di Monte Pino la voragine che ha tagliato in due la provinciale 38 Olbia-Tempio, uccidendo tre persone e lasciandone ferita una quarta, è rimasta aperta come quel maledetto 18 novembre del 2013. Ieri mattina anche il procedimento penale intentato contro i sei indagati di omicidio plurimo colposo per il collasso di quel terrapieno ha fatto un passo indietro di due anni. Il gup Vincenzo Cristiano ha infatti rimandato il fascicolo alla procura della Repubblica di Tempio per la rinnovazione degli avvisti di concluse indagini. Un rinvio, il terzo in poco meno di due anni, che ha fatto scattare le giuste e dolorose proteste dei familiari delle tre vittime e della ragazza salvata per miracolo dalla furia delle acque che avevano spazzato via, come un’argine di sabbia, il terrapieno sul quale passava la strada provinciale realizzata alla fine degli anni Ottanta nella zona di Santa Lucia, a Monte Pino. «Una indecenza, un vero e proprio calvario per i nostri clienti – hanno detto ieri gli avvocati Maurizio e Nicoletta Mani, che assistono alcuni dei familiari delle tre vittime – , dovuto all’ennesimo rinvio per un mancata notifica che, se ci fosse stata la volontà di giustizia da parte di tutti, com’è lecito aspettarsi, poteva essere fatta presente nelle due udienze precedenti». Di identico tenore le dichiarazioni degli avvocati Mariano Delogu, che assiste i figli di una delle tre vittime, e Fabio Diomedi, che tutela la ragazza caduta nella voragine e salvata dal coraggio di due giovani scalatori di Aggius. «È semplicemente scandaloso che processi di questa importanza vengano rinviati, per tre volte, per banali errori nelle notifiche», hanno detti i due legali. I quali si sono costituiti parte civile in aula. Il procedimento è saltato perché uno dei difensori di Francesco Prunas – uno dei tecnici della ex provincia Tempio Olbia indagato di omicidio plurimo colposo con Giuseppe Muzzetto, progettista dell'opera, e i tecnici delle provincie di Olbia Tempio e Sassari Pasquale Russo, Graziano Sini, Giuseppe Mela e l'ingegnere Antonio Zuddas – non aveva ricevuto l’avviso di concluse indagini. Gli atti, dopo la richiesta non accolta di stralcio, sono stati restituiti alla Procura per il rinnovo delle notifiche. Un gioco a monopoli con la vita delle persone dove, se cadi nella casella sbagliata, quella della notifica, ritorni al punto di partenza. Con buona pace per i tre morti di quella voragine annunciata: Bruno Fiore, la moglie Sebastiana Brundu e la consuocera della coppia, Maria Loriga.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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