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Giustizia, studenti a lezione di legalità

Giustizia, studenti a lezione di legalità

TEMPIO. Corruzione, peculato, concussione, malversazione, malaffare, son proprio tante le parole che danno corpo, soprattutto in Italia, al lessico quotidiano della giustizia. Parole che gli...

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TEMPIO. Corruzione, peculato, concussione, malversazione, malaffare, son proprio tante le parole che danno corpo, soprattutto in Italia, al lessico quotidiano della giustizia. Parole che gli studenti delle scuole superiori della città hanno sentito frequentemente citare durante il convegno sulla legalità organizzato dall’Istituto “Pes-Ferracciu” e al quale, grazie alla sapiente regia organizzativa di Giuseppe Mu e Giancarlo Ricciu, docenti del Tecnico tempiese, hanno partecipato diversi esperti del campo: dalla magistratura alle forze dell’ordine, dalla pubblica amministrazione all’avvocatura. Introdotti dal Dirigente Scolastico del “Pes-Ferracciu”, Stefano Manca, i lavori del convegno hanno visto anche la partecipazione di due amministratori: il sindaco Andrea Biancareddu e l’assessore alla Cultura e Pubblica Istruzione, Giannetto Addis. Il primo ha orgogliosamente sottolineato l’impegno della città nei progetti di giustizia riparativa, uno dei fiori all’occhiello del polo giudiziario; il secondo ha invece speso parole di elogio per attività che sanno congiungere scuola e cultura della legalità. Una continuità messa più volte in evidenza anche da Giuseppe Mu, moderatore del convegno. Della necessità di contrastare la corruzione nella pubblica amministrazione con l’assunzione di condotte virtuose e strategie preventive ha parlato Silvano Cavallotti Aisoni, segretario generale del Comune di Tempio. Tesi formulata in una sorta di auspicio dal maresciallo dei carabinieri, Massimo Palma, che ha invitato gli studenti a farsi carico della lotta all’illegalità. Di una giustizia basata su principi di equità e uguaglianza ha fatto parola l’avvocato Domenico Putzolu, presidente della Camera penale della Gallura. «Il diritto di difesa – ha sostenuto – è la piattaforma di tutti gli altri diritti». Nel suo intervento, il magistrato Riccardo De Vito ha messo a confronto due quadri di vita nazionale: la strage di Capaci del ’92 e i recenti fatti di Mafia capitale. «Ci si chiederà – ha detto il magistrato – che cosa sia cambiato in questi 25 anni. Probabilmente poco». Ma perché occuparsi di corruzione? «Perché – ha spiegato De Vito – l’uso deviato del potere va in danno dei più deboli». Servono allora coraggio civico e un nuovo interesse per la politica che passi possibilmente attraverso un’attenta lettura di quel testo rivoluzionario che è la Costituzione. (g.pu)

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