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Olbia

il convegno

Appalti tra economia e malaffare

di Giandomenico Mele
Appalti tra economia e malaffare

Il nuovo codice anticorruzione all’esame dell’Ance nord Sardegna

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OLBIA. Dopo Tangentopoli nulla è cambiato? Gli appalti pubblici sono sempre più sinonimo di tangenti e malaffare? La sarda Sindacopoli sembra seguire una linea criminale già tracciata, che vede nelle commesse pubbliche il bacino di tangenti e clientele. La nuova normativa delineata dal decreto legislativo 50 del 2016, che riscrive il Codice degli appalti pubblici, come interviene sul futuro della materia e come si rapporta alla presenza dell'Anac (l'Autorità nazionale anticorruzione)? Sono alcuni dei quesiti emersi nel convegno "Il nuovo Codice dei contratti pubblici", organizzato da Ance nord Sardegna all' Olbia Expò. Il relatore Arturo Cancrini, amministrativista esperto della materia, è intervenuto su alcuni aspetti delicati della nuova normativa.

Stazioni appaltanti. Il principale profilo di criticità della nuova normativa, dopo le recenti vicende giudiziarie, è nella centralizzazione obbligatoria della committenza con la riduzione del numero delle stazioni appaltanti. Ciò avverrà attraverso la richiesta di requisiti stringenti di qualificazione per le stesse stazioni appaltanti, che sono le pubbliche amministrazioni aggiudicatrici o altri soggetti di diritto che affidano appalti pubblici o concessioni di lavori, forniture o servizi. La nuova normativa richiede una certificazione, della durata di 5 anni, per categorie e importi, strutture organizzative stabili, dipendenti che abbiano determinate competenze e rispetto dei tempi di pagamento, una certificazione sulle gare a cui si è partecipato nell'arco del triennio, ma anche la certificazione sulla prevenzione dei rischi di corruzione dato dall'Anac e sistemi di qualità e tecnologia, affiancati da criteri di sostenibilità ambientale. Un ginepraio di norme che avrà l'effetto quasi scontato di tagliare le 32mila stazioni appaltanti presenti in Italia, ma anche di rendere l'aggiudicazione degli appalti sempre più complessa.

Rating di legalità. «Voglio capire come faranno tutte le stazioni appaltanti in cui la fanno da padrone le vicende penali – si chiede Cancrini –, ma soprattutto come farà l'Anac a dare a queste il bollino di legalità? Per cifre sopra i 150mila euro rischiamo che le stazioni appaltanti che possono bandire gare restino pochissime». Ecco dunque che le imprese rischiano di vedere ostacoli normativi alle loro commesse. Senza contare l'introduzione del rating di legalità, con l'Anac assurta a regolatore degli appalti pubblici con la cabina di regia istituita presso la presidenza del Consiglio. Un muro anticorruzione necessario, a patto che non fermi l'economia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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