La Nuova Sardegna

Olbia

Sfruttavano una 16enne: a giudizio padre e fratello

di Giampiero Cocco
Sfruttavano una 16enne: a giudizio padre e fratello

I due operai di Tempio sono accusati di aver costretto a prostituirsi la ragazza Secondo l’accusa, la violenza in famiglia si sarebbe protratta dal 1998 al 2007

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TEMPIO. Per quasi dieci anni avrebbero costretto la loro congiunta a prostituirsi con amici e conoscenti, incuranti della sua sofferenza fisica e psicologica. Alla sbarra, accusati di sfruttamento della prostituzione di una giovane minorenne (all’epoca in cui sarebbe stata obbligata a concedersi per la prima volta aveva appena 16 anni) il padre e il fratello della vittima, che si è costituita parte civile con l’avvocato Immacolata Natale ed è seguita dalle psicologhe di “Prospettiva Donna”. I due uomini, G.P. e T.P., di 68 e 45 anni, assistiti dagli avvocati Maria Caterina Pisano e Daniela Peru, respingono da sempre ogni accusa.

Ieri il processo a loro carico, svoltosi nell’aula principale del tribunale di Tempio a porte chiuse, si è aperto con la lunga deposizione della vittima del presunto sfruttamento, un racconto che è andato avanti per alcune ore tra le domande della pubblica accusa e quelle degli avvocati della difesa, che hanno messo in evidenza, nel corso dell’udienza, le diverse contraddizioni nelle quali sarebbe caduta la ragazza nel ricostruire il suo lungo e penoso calvario, culminato, nel 2009, con la denuncia dei parenti alla magistratura, La vicenda processuale, delicatissima, avrebbe messo a nudo uno spaccato familiare costellato da continue violenze psicofisiche maturate in un ambiente degradato sotto il profilo dei valori e del rispetto umano. Il caso è stato aggiornato al prossimo primo giugno quando verranno sentiti ulteriori testimoni, tra le quali le assistenti sociali che avevano raccolto le rpime confessioni della ragazza e le responsabili dell’associazione olbiese che tutela le donne dalle aggressioni di ogni genere. I due indagati dovrebbero rilasciare dichiarazioni spontanee, quindi non soggette al contro interrogatorio da parte dell’accusa e dei rappresentanti delle parti civili. Stando alle argomentazioni difensore l’intera vicenda dovrebbe essere frutto di equivoci e farneticazioni della vittima delle inqualificabili attenzioni da parte dei suoi congiunti.

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