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Olbia, già processati i boss delle carte clonate

I cinque organizzatori della mega truffa, tre dei quali finiti in carcere nel 2015, hanno ottenuto un giudizio abbreviato


24 maggio 2022 di Giampiero Cocco


OLBIA. L’operazione che ha portato alla luce la gigantesca frode informatica che vede coinvolte 29 persone tra Olbia, Porto Cervo, Arzachena, Cagliari e Sassari ebbe un clamoroso epilogo nel gennaio del 2015. I carabinieri del reparto territoriale di Olbia, indagando su una lunga lista di denunce arrivate da istituti di credito internazionali e italiani, avevano arrestato Francesco Fadda, un sassarese di 40 anni ritenuto il capo di una organizzazione malavitosa che utilizzava carte di credito clonate di ignari titolari, prevalentemente degli Stati Uniti d’America, addebitando sui loro conti pagamenti per circa un milione di euro.

Il boss sassarese agiva con l’allora fidanzata Sona Matiskova, una ungherese di 21 anni, e Antonello Beccu di Golfo Aranci, Giammario Chessa, un olbiese di 49 anni e Francesco Cardogna, algherese di 42. I cinque, dopo l’arresto di tre di loro, decisero di chiudere la pendenza giudiziaria con riti alternativi, mentre l’inchiesta portata avanti dalla Direzione distrettuale antimafia di Cagliari proseguiva nei confronti dei presunti complici nella gigantesca frode informatica. L’operazione dei carabinieri, denominata “Carder”, dopo il clamore degli arresti andò avanti in silenzio, sotto traccia, per stabilire quali fossero le eventuali responsabilità dei presunti complici in quella truffa informatica che vedeva impiegati anche gli uomini dell’Fbi americana.

I militari del nucleo investigativo di Olbia hanno documentate oltre 3 mila “transazioni” illecite – ovvero prelevamenti o pagamenti di servizi con le carte clonate – avvenute nell’isola e anche in Italia, quantificando in circa un milione di euro il danno arrecato a correntisti e istituti di credito. Per agire in Sardegna era necessaria la collaborazione di negozianti e esercenti. Ed è questa l’accusa che viene mossa ai 29 indagati tra ristoratori, artigiani e negozianti finiti nel registro degli indagati della Dda di Cagliari che ipotizza, nei loro confronti, il reato di concorso nella frode informatica per avere messo a disposizione della gang i Pos, ovvero lo strumento elettronico che collegato all’istituto di credito, addebita sul conto corrente del malcapitato cliente gli importi da pagare. In molti casi ci sarebbe stata, e questo lo dimostreranno le memorie difensive, la buona fede degli esercenti, i quali “passavano” le carte di credito clonate che venivano loco consegnate da clienti. Sarebbe diversa la posizione di altri indagati, sui quali Pos sarebbero state registrate più operazioni di addebito nella stessa giornata. Il caso ha destato enorme scalpore in Gallura, dove gli indagati sono molto conosciuti.

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