La Nuova Sardegna

Olbia

L’avvocato di Sultan Khan getta la spugna

di Giampiero Cocco
L’avvocato di Sultan Khan getta la spugna

Il presunto capo della cellula terroristica di pakistani dovrà incaricare un nuovo legale di fiducia

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INVIATO A SASSARI. Sultan Waly Khan, il commerciante pakistano ritenuto a capo della cellula terroristica aderente al movimento integralista di Al Qaeda e cinque dei suoi presunti affiliati, sotto processo nell’aula bunker di Bancali, sono rimasti senza avvocato. La rinuncia al mandato del penalista romano Carlo Corbucci, uno dei massimi esperti di cultura islamica, ha scompaginato l’ordine delle udienze predisposto dal presidente della corte d’Assise di Sassari Pietro Fanile. La difesa di Sultan Khan e degli altri coimputati è stata assunta, per ieri mattina, dai difensori degli altri imputati (tutti detenuti) mentre per la prossima udienza, fissata per il 19 maggio, dovrebbe essere in aula il nuovo legale nominato da Sultan Waly Khan. Il processo contro la cellula “dormiente” è proseguito con la deposizione degli ispettori e poliziotti della Digos di Sassari che si occuparono delle lunghe indagini sul gruppo di presunti terroristi che aveva base a Olbia, nella abitazione di Via Spensatello di Sultan Waly Khan, e collegamenti con gli altri presunti affiliati residenti a Roma, Sora, Parma, Padova, Avezzano e Bergamo.

Gli investigatori hanno ricotruito, ognuno per la sua parte di competenza, quanto è accaduto nel corso delle indagini partendo dal controllo di un’auto al porto di Olbia, sulla quale viaggiavano due dei presunti terroristi, nel maggio del 2005. Stando ai rapporti informativi dell’epoca in quell’auto, appena sbarcata nell’isola, era stato trasportato dell’esplosivo, ma non ne fu trovata traccia. L’inchiesta della Dda portata avanti dal Pm Danilo Tronci – che ieri ha ribadito la sua opposizione affinchè la Corte acquisisca i documenti depositati dalle autorità consolari pakistane dalle quali risulterebbero le indagini da parte della polizia e dei servizi segreti pakistani che escluderebbero la compartecipazione degli attuali indagati alle stragi per le quali sono finiti sotto processo in Italia.

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