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Olbia

PACE FATTA TRA SCANU E DEGORTES?

di GIAMPAOLO MELONI

di GIAMPAOLO MELONI Una stretta di mano imprevedibile, tra Nardino Degortes e Gian Piero Scanu, leader di componenti diverse e politicamente avversarie, conviventi in uno stesso partito e tuttavia...

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di GIAMPAOLO MELONI

Una stretta di mano imprevedibile, tra Nardino Degortes e Gian Piero Scanu, leader di componenti diverse e politicamente avversarie, conviventi in uno stesso partito e tuttavia non sempre sotto lo stesso tetto. A lungo persino lontane all’anagrafe politica con due gruppi nello stesso consiglio comunale. Un atto informale generato dall’entusiasmo, quello consumato alla convention del centrosinistra? Gli increduli diranno, come Thomas Hobbes (filosofo), che non c’è pace senza le spade, pertanto non sono che parole. In questo caso strette di mano. Eppure c’è qualcosa di molto più impegnativo, forse un valore più alto anche della pace che, come direbbe Norberto Bobbio, passa attraverso il diritto (si riferiva a istituzioni sovranazionali).

Scanu dice che la scelta di Careddu candidato sindaco è la distinzione tra la buona politica e quella cattiva. La politica non ha necessità di leggerezze, dice, né dei prestigiatori che stanno altrove, dove la qualità della politica e dell’amministrazione sono pessime, all’opposto del centrosinistra. La politica ha bisogno di una connotazione che più spesso sfugge proprio là dove ce n’è urgenza: l’unità, appunto. Il deputato del centrosinistra lo dice senza peli sulla lingua, dando risposta a chi sollevasse l’ovvia domanda: perché tanto fervore dopo anni di litigi? «Mi sento di non essere stato adeguato a costruire l’unità politica di cui c’è tanto bisogno. Mi scuso e mi auguro non succeda più», è lo slancio d’umiltà autocritica di Scanu. Un lascito d’eredità prezioso per i giovani, tanti richiamati dalla Coalizione civica e democratica. Il messaggio colpisce inevitabilmente Nardino Degortes: come Scanu termina, si alza dalla prima fila, gli tende le braccia e condivide una stretta di mano che sancisce apprezzamento per le parole e puntella una pace salutata con l’applauso più intenso della mattinata. Degortes non commenta: «Sentimento – spiega al cronista –. È nel nostro genoma». Niente di più. «Dalla varietà all’unità», disse Aldo Moro parlando a Sorrento il 2 novembre 1965 a un’assemblea studio della Democrazia cristiana, attribuendo all’unità il valore più alto per costruire la democrazia.

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