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Olbia

L’Alta Gallura a secco, disagi in quattro paesi

di Angelo Mavuli
L’Alta Gallura a secco, disagi in quattro paesi

Per quasi 48 ore è mancata l’acqua a Tempio, Calangianus, Nuchis e Luras Ancora problemi a Balascia. E il sindaco Biancareddu annuncia un’azione legale

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TEMPIO. A distanza di poco più di un mese dall’ultima grave interruzione di fine aprile, l’Alta Gallura, Tempio, Nuchis, Luras e Calangianus, per quasi due giorni è rimasta nuovamente senz’acqua. Un intervento sulla ormai famigerata condotta adduttrice in località Balascia, sarebbe all’origine dell’interruzione che ha assetato nuovamente le popolazioni galluresi.

Azione legale. La sospensione del servizio idrico, giunta in una delle giornate più calde e afose di questa primavera, ha provocato non pochi disagi e proteste. Immediata la reazione del sindaco Andrea Biancareddu che, (mentre metteva in stato di preallerta la polizia locale, il Coc e la protezione civile Alta Gallura, nel caso si fosse reso necessario intervenire con le autobotti), attivava anche l’ufficio legale del Comune perché si adoperasse per mettere con le spalle al muro, sia dal punto di vista finanziario, sia sotto gli aspetti penali, ( nterruzione del servizio), il gestore unico.

Acqua non potabile. Il concetto di quest’ultimo intervento verrà spiegato domani (oggi per chi legge ndc), con una lettera, che verrà inviata ad Abbanoa. Oltre le cinque gravi interruzioni del servizio verificatesi dal maggio del 2015 a oggi, a Tempio l’acqua, quando arriva, risulta anche non potabile dal 25 gennaio scorso, Quando cioè l’Ufficio Ambiente degli Alimenti e della Nutrizione della Asl di Olbia aveva certificato che “l’acqua emessa in rete non era potabile, avendo alcuni valori, superato i parametri di legge”. L’acqua emessa in rete da Abbanoa, infatti, secondo le analisi del laboratorio medico dell’Asl, conteneva alluminio, manganese e ferro in quantità eccessiva rispetto a quanto consentito. La situazione, da quel 25 gennaio, è rimasta immutata.

Class action. Immutate anche le bollette emesse per il consumo di “acqua potabile”. Su questo aspetto della vicenda, a fine gennaio, era intervenuto anche Antonio Balata, capogruppo di Tempio Libera, che aveva chiesto che l’esecutivo si adoperasse per attivare una “class action” contro il Gestore unico per ottenere la riduzione delle bollette. Iniziativa che sarebbe stata presa, aveva risposto il sindaco, soltanto al termine dell’emergenza, quando più facile sarebbe stato quantificare il danno subito.

Hinterland. Malumori, ovviamente, anche nel resto della Gallura. Soprattutto a Luras che, a differenza di Calangianus, non ha un proprio serbatoio di stoccaggio e distribuzione che consentirebbe, pur con qualche restrizione parziale, (chiusura delle scuole per esempio), di sopportare più facilmente eventuali brevi interruzioni.

Lu Pagghjolu. Recentemente, Marisa Careddu, (riconfermata nel suo incarico di sindaco di Luras)), aveva lamentato la vetustà delle condotte adduttrici di Abbanoa. Ai suoi colleghi sindaci dell’Unione dei Comuni alta Gallura, aveva chiesto, invece, interventi più pressanti su Abbanoa per la realizzazione delle infrastrutture necessarie a usufruire finalmente dell’acqua del Rio Pagghjolu.

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