Minacce al servo pastore, assolti 2 orgolesi
Porto Rotondo, Giuseppe e Mario Mele sotto processo anche per la detenzione illegale di una pistola
OLBIA. Due fratelli di Orgosolo, Giuseppe e Mario Mele sono stati prosciolti, ieri mattina, dall’accusa di minacce gravi, detenzione illegale di una pistola e violenza privata ai danni di un loro servo pastore. La vicenda che vedeva indagati i fratelli Mele risale alla primavera del 2014, quando i due subirono un furto di bestiame dalla loro tenuta nelle campagne di Torpè. La custodia di pecore e capre e il controllo del porcile dove erano rinchiusi una ventina di maiali era stata affidata ad un servo pastore che, stando alle argomentazioni difensive, si era distratto al punto tale da consentire ad una banda di (ex) abigeatari di rubare diverse bestie macellandole sul posto. U n affronto, questo, che i fratelli Mele non riuscirono a sopportare e quindi avrebbero fatto salire sulla loro auto il servo pastore al quale, fatti pochi chilometri, avrebbero intimato di dire le ultime preghiere perché era arrivata la sua ora. Per rendere più concreta la minaccia uno dei due fratelli avrebbe puntato alla testa del terrorizzato servo pastore una pistola semiautomatica, al quale era stato messo in colpo in canna con una scarrellata.
Il giro in auto fu lunghissimo, un vero calvario per il povero servo pastore, il quale si ritrovò, senza rendersene conto, sulle alture di Porto Rotondo. Una volta lasciato liberò l’uomo racconto l’episodio alle forze dell’ordine e i suoi datori di lavoro vennero denunciati. Ieri il processo avviato contro gli orgolesi si è concluso con una assoluzione in quanto, stando alle argomentazioni presentate dai difensori ( gli avvocati Jacopo Merlini e Gianfranco Siuni), non vi era prova di quanto raccontato dal servo pastore.
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