La Nuova Sardegna

Olbia

La ricetta di Heinz Beck per il turismo

di Giandomenico Mele
La ricetta di Heinz Beck per il turismo

Tavola rotonda al “Costa Smeralda” con lo chef internazionale sul rilancio del territorio attraverso l’enogastronomia

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OLBIA. Il piatto come magnete per attrarre turisti. Cibo di eccellenza che diventa l’equivalente di un monumento o una spiaggia: un buon motivo per scegliere quell’albergo e quella località. A far diventare possibile tutto questo sono i grandi chef. E in questa categoria si iscrive di diritto Heinz Beck, dal 1994 alla guida del ristorante “La Pergola” al Rome Cavalieri Waldorf Astoria e altri ristoranti aperti dal Giappone fino a Dubai. Quale miglior occasione allora per fare preziose domande a colui che è riconosciuto come uno dei più alti esponenti dell’alta gastronomia internazionale. Così ieri mattina nell’aeroporto Costa Smeralda è andata in scena una tavola rotonda che assomigliava a una lectio magistralis sul tema “Il turismo enogastronomico in Sardegna”, durante la quale Beck ha risposto alle domande di dieci rappresentanti dell’industria turistica del nord Sardegna.

Stagione corta. Beck è partito da un assunto che non illumina per originalità, ma rappresenta il problema principe del turismo in Sardegna: stagione breve. «La Sardegna non può avere una stagione così breve, le Baleari hanno meno bellezze naturali e storiche ma riescono ad allungare la stagione – ha detto Beck –. Bisogna avere idee, spingere verso l’organizzazione di meeting e congressi e poi c’è la ristorazione: un business non solo per gli alberghi, ma per tutti. Perché dietro un ristorante c’è un servizio e c’è occupazione». Nasce da qui l’idea sposata dal Poltu Quatu Resort per un Food festival nazionale e internazionale che ruoterà intorno alla cucina di Beck. «Servono piattaforme per migliorare la distribuzione dei prodotti sardi, finora si è posto un problema di costi perché su 12 mesi, hai un guadagno solo per 3 e una perdita per gli altri 9 – sottolinea Beck –. Ma dobbiamo ragionare nell’ottica di esportare i prodotti, dando un significato anche a una potenziale perdita nel business in previsione di nuove opportunità di crescita».

Potenziali mercati. Gli chef, tra televisione e libri, sono diventati i nuovi guru della comunicazione globale. Inevitabile che il turismo possa giovarsene, anche se l’eccellenza fa rima con alberghi di alta gamma. «Il ristorante nella mia visione non deve mai rappresentare un costo per un albergo, poi certo bisogna fare una ricerca di mercato per valutare gli spazi a disposizione, target del territorio e decidere – spiega Beck –. Ma un progetto serio e le infrastrutture giuste consentono di legare la gastronomia all’allungamento della stagione». Davanti a Beck, il meglio dell’imprenditoria del territorio, che ha ascoltato un approfondimento su modi e tempi con cui il fattore enogastronomico può accrescere il valore della vacanza, contribuendo a determinare la scelta della destinazione turistica.

Cibo e salute. È l’altro binomio con cui vendere il valore aggiunto legato alle Blue Zone e alla longevità. Ecco perché Beck sottolinea come «sia necessario affiancare lo chef con un nutrizionista, creando una professionalità all’interno del concetto di cucina che educhi le nuove generazioni a fare tutto quello che serve per avere una aspettativa di vita più lunga». Ma il futuro legato al cibo per l’isola, secondo lo chef, si dovrebbe chiamare anche slogan e merchandising. «Valutate sempre l’opportunità di un business collaterale. Se vendete tutte le vostre cozze, per esempio, potete valutare di creare dei gadget legati proprio alle cozze, magliette o pentole con i loghi – suggerisce Beck –. Una volta che le rassegne funzionano e il prodotto viene venduto, valutate l’idea di dare riconoscibilità a quello stesso prodotto». Lo chef come totem, divulgatore di qualità, per rilanciare il sistema turistico. Heinz Beck conosce gli ingredienti giusti.

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