Blocco stradale, già espulsi nove migranti
Il sindaco di Santa Teresa, Stefano Pisciottu, accusa: un errore il trasferimento a Porto Pozzo
SANTA TERESA. Decreto di espulsione dal territorio nazionale per i nove migranti sudanesi che tre giorni fa avevano paralizzato il traffico sulla statale a Porto Pozzo. Erano stati trasferiti in questura a Sassari dopo il sit-in svoltosi a pochi passi dal centro temporaneo di accoglienza e una lunga mediazione di carabinieri, polizia di Stato e vigili urbani, iniziata sin dalle prime ore del mattino, sfociata poi nella stessa forma di protesta attuata qualche giorno prima a La Paduledda, nel territorio comunale di Trinità d'Agultu. Chiedevano, come gli altri connazionali che l'altro giorno hanno raggiunto Olbia dopo aver percorso 50 chilometri a piedi, di essere trasferiti a Ventimiglia, da dove arrivavano per raggiungere i familiari in Francia e in Germania. Cinque di loro, alla fine, hanno deciso di rimanere a Porto Pozzo.
Il sindaco di Santa Teresa di Gallura, Stefano Pisciottu, non usa mezzi termini: «Il trasferimento dei migranti da Ventimiglia in Sardegna è stato un errore fatale – commenta -. È una situazione esplosiva, perché pur ribadendo l'impegno nel gestire situazioni di emergenza ordinaria, per quanto ci compete, come il centro di accoglienza a Porto Pozzo, ci mettono nelle condizioni di non poter far fronte a quelle straordinarie, come questa. E in più, anche stavolta nessuno ci aveva avvertiti del loro trasferimento».
La convivenza degli abitanti con i 118 cittadini stranieri richiedenti asilo politico giunti sei mesi fa nella piccola frazione di Santa Teresa (all'inizio erano 143) invece è decisamente tranquilla. «Si sono integrati – spiega il vicesindaco e assessore comunale ai Servizi sociali, Tiziana Cirotto -. Anche grazie ad alcuni interventi dell'amministrazione comunale, a supporto dell'accoglienza della cooperativa che gestisce il servizio su accordi diretti con la prefettura di Sassari. Nel gruppo ci sono anche sette donne, di cui due minori». L’assessore comunale sottolinea anche che gli immigrati ospiti nel lussuoso centro di accoglienza sanno bene che devono rispettare le regole, non solo quelle interne alla struttura. «È una delle prime cose che abbiamo insegnato loro per garantire una convivenza serena con gli abitanti del paese e della frazione – afferma –. Non va dimenticato che chi da mesi alloggia nell'hotel Porto Pozzo è in attesa che gli venga o meno riconosciuto lo status di richiedente asilo politico. E che ha tutte le carte in regola per poter essere ospitato nella struttura. Alcuni di loro hanno già ottenuto lo status richiesto e hanno trovato lavoro stagionale, mentre altri hanno preferito lasciare l'isola». (w.b.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
