Olbia, il sogno del seno nuovo diventa un incubo
Una 37enne si rivolge a uno studio privato, ma dopo tre interventi rischia la setticemia. Esposto del legale: «Lesioni gravissime»
OLBIA. Inseguiva il suo sogno di bellezza. Seni sodi e un ventre scolpito. Canoni estetici da modella per stare meglio con sè stessa. Ma il doppio intervento a cui una giovane donna di 37 anni si è sottoposta nel Centro di medicina estetica e chirurgia plastica Michelangelo le ha provocato una infezione grave con febbre e dolori. Dopo l’addominoplastica e la mastoplastica addittiva a cui si era sottoposta, con medicazioni a base di amuchina da fare a casa, Teresa, nome di fantasia, rischia di subire l'asportazione delle due protesi e interventi ulteriori per rimediare ai profondi segni rimasti sul suo corpo. Il suo legale, Egidio Caredda, ha presentato denuncia ai carabinieri e un esposto alla procura per lesioni gravissime. Procederà anche in sede civile per chiedere il risarcimento del danno. I carabinieri nelle prossime ore procederanno al sequestro della cartella clinica della paziente nel centro Michelangelo.
Bellezza low cost. La promessa della perfezione si accompagna alla garanzia di risultati da pin up e costi abbordabili. Un binomio che conquista. Nel supermercato della bellezza firmato Michelangelo un decolletè più generoso costa solo 3500 euro. Promozione del momento contro il tradizionale costo applicato, tra 5500 e 8mila euro. Un naso alla francese è in offerta a 3.500 euro. Teresa aveva individuato due punti del suo corpo con cui voleva fare pace attraverso la chirurgia estetica. La pancia, troppo voluminosa, e il seno, troppo piccolo. La ragazza concorda il costo del doppio intervento a cui si dovrà sottoporre. Consegna in contanti 2.500 euro. A cui si aggiungono 4.100 euro in assegni per le protesi al seno. 2mila per l'addominoplastica. La finanziaria della bellezza prevede un assegno di 500 euro al mese fino al 2017.
Tre interventi. Alla fine di aprile la 37enne entra nell’ambulatorio per il primo intervento di addominoplastica. Un mese dopo si sottopone all’operazione al seno. «Entrambi gli interventi sono stati eseguiti in anestesia locale e senza un anestesista – spiega il legale –. Due settimane dopo la mastoplastica, a causa di alcune complicazioni mai spiegate alla mia assistita che però aveva cominciato a lamentare dolori fortissimi e febbre, Teresa viene sottoposta a un ulteriore intervento riparatore che invece di migliorare la situazione provocava ulteriori danni e gravi conseguenze. La zona risultava martoriata con tumefazioni e lacerazioni diffuse ed evidenti non solo nel seno ma anche nell’addome».
Tredici giorni dopo il secondo intervento, Teresa va al Pronto soccorso dove le viene consigliato di rivolgersi urgentemente al reparto di Chirurgia plastica delle Cliniche universitarie di Sassari, per evitare una grave setticemia. «Oggi ogni due giorni la mia assistita viene medicata a Sassari. I medici cercano di far regredire l’infezione. Se questo non dovesse accadere le dovranno essere asportate le protesi – continua Caredda –. Ho presentato una denuncia per lesioni gravissime e un esposto alla Procura. Il danno fisico e piscologico che le è stato causato per negligenza e imperizia del medico che l'ha operata devono essere perseguiti. La mia paziente è stata abbandonata nell'immediato post-intervento. Nonostante i dolori che lamentava, lo stato febbrile e le lacerazioni evidenti le veniva consigliato di provvedere da sola a casa alle medicazioni delle ferite versando dell’amuchina sulle garze. Per giorni è andata avanti così fino a quando, con l'aggravarsi delle sue condizioni, si è rivolta al pronto soccorso».
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